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Edoardo Crisafulli, Igiene Verbale
Vallecchi

l'opera

Se Parole contro di Federico Faloppa (Nigrizia 11/04,72) inisteva sulla storia di epiteti e circonlocuzioni etichettanti il diverso, Crisafulli scende in guerra contro il politicamente corretto, che è una "baraccopoli lessicale, bidonville dove il senso comune si perde e il buonsenso scappa per i vicoli". Peggio: è " la sagra dell'ipocrisia". Non possiamo dargli tutti i torti, viste le situazioni comico-penose in cui tanti si cacciano per un utilizzo maldestro del linguaggio inclusivo o dei termini alternativi quando si tratta di handicap. Non si può tuttavia negare al politically correct il merito, almeno iniziale, di aver indotto scrittori/lettori e parlanti/udenti a riflettere sulla propria percezione delle categorie degli "svantaggiati". L'autore che tra l'altro è uno specialista di Dante, comunque non nega il carattere offensivo di certe parole (interessanti e condivisibili le pagine su "nigger, il vocabolo forse più controverso della cultura americana") un libro in ogni caso arguto e intelligente. Vallecchi, Firenze 2004, pp. 173.

NIGRIZIA - Febbraio 2005

Una passione per Che Guevara
Vallecchi


l'opera

Esce in edizione italiana, pubblicato da Vallecchi,  Une passion pour Che Guevara” (titolo in italiano “Una passione per Che Guevara”)  di Jean Cau, apparso in Francia per la prima volta nel 1978 (Julliard, Paris). Autentico gioiello editoriale, il volume fu scritto a 11 anni dalla morte del “Che”  per rievocarne, attraverso uno struggente racconto lirico, gli ultimi atti che ne scandirono la “passione” e la  tragica la morte nel villaggio boliviano de La Higuera, l’8 ottobre del 1967, dopo la sua cattura nella Quebrada del Yuro.“Scritto in seconda persona, - come sottolinea  Pino Cacucci nella prefazione al testo “Io sono un uomo”- questo monologo rivolto al fantasma del Che ha il tono confidenziale, intimo di chi parla a un amico lasciandosi andare a uno sfogo accorato, nelle interminabili ore di agonia, fino all’alba in cui tutti i sogni muoiono, quando il guerrillero eroico finirà per tramandare un’immagine da Cristo deposto del Mantegna: e di conseguenza, beffa la morte, perché conscio che così diviene immortale. La simbologia del Cristo - di pari passo con quella del Don Chisciotte- cattura Jean Cau: mentre “ Tiberio regnava a Washington ed Erode in Bolivia”, il Che “ è morto appena in tempo” e in “bellezza” non permettendo alla vecchiaia di corrompere l’essenza di “rivoluzionario selvaggio, senza morso né sella”, eternamente “arcangelo della Rivoluzione”… Una passione per Che Guevara - sottolinea Cacucci - è titolo volutamente ambiguo: passione dell’autore che, malgrado le proprie convinzioni maturate dolorosamente e non senza pagare prezzi alti, continua a nutrire per l’Uomo senza briglie né sella, o passione cristiana, pervicacemente perseguita da Ernesto votato all’immortalità? Entrambe le cose.

Per gentile concessione del web site http://www.vallecchi.it

 


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