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Gaetano G. Perlongo: Il "verbo" nelle sequenzialità ad incastro
di Aurelio De Rose




Domina nell’analisi di scrittura di Gaetano G. Perlongo, quel “non senso” che affronta oggi, l’essere umano, nel suo percorso di vita. Una ferita, che si dilata sempre più e che difficilmente si risanerà perché dovuta a quel mancato «…equilibrio saturo si ambiguità /…» che pone in evidenza. Tutto ciò Perlongo lo manifesta come investigazione della “parola”, ricercata mediante la propria identità. Questa, è aperta nella retrospezione che indica come «una fiamma ossidrica mascolina» con la quale la forgerà, per inventarsi una esistenza “nuova” e capace di riemergere dalla «...pattumiera  della storia...». “Verbo”, nell’uso che forgia ed esercita, che è volutamente posto come ricerca di un senso compiuto al divenire e, sebbene utilizzato come dissonanza umorale nella rievocazione, diviene  descrittivo nella “ridefinizione essenziale” che viene definita.

In questo suo racconto intimistico, appaiono immagini di tempi, luoghi ed uomini che, nel sociale e nel politico, riflettono e determinano nella sequenzialità ad “incastro”, ben coordinata, quel tentativo di compitare e realizzare una intuizione prefissata che sia anche e spesso allegorica. Un sognatore Perlongo, che vuole sperimentare con un valore semantico, certamente non nuovo, ma che gli determini una specifica e voluta costruzione. Un percorso di simbolismi, analogie e confronti. Tutto ciò individua e fa nascere, nella trasformazione del citato “verbo” cerebralmente ragionato, una sequenzialità occasionale ma determinante ai fini discorsivi.

Collage di costruzione del verso quindi, che assume nelle diverse coordinate un valore socraticamente maieutico o ideologico. É il caso del più ragionato pensiero che appare nel “Sotto vento, pensando Danilo”;  e, nella “E la Zabara pianse”; dove colloca e accosta, solo attraverso diversi e predisposti termini, i due personaggi di riferimento, quasi poi a porli in simbiosi, per l’identico filo di ragionamento e dialogo che recavano entrambi.

L’uno: circense maieuta; l’altro: circense ideologo; quali terminologie di rafforzamento ad una stessa radice idealistica. In tal modo, il ricordo, diviene un vortice che scuote la coscienza, con il  verso che vaga metafisicamente nei luoghi di riferimento. Un riflesso, per la propria coscienza che, tratto dalle immagini intimistiche ricercate diviene, nella asserzione enunciata, “un valore” di maggiore forza e penetrazione. Follia forse, quella che rivela la complessa silloge che si è prefisso di dare luce. Percorso che ha, quale sostanziale meta, un «nido» riposto: non solo per una idealizzazione di un dio nascosto che scaturisce dall’intimo ma, anche, come un rifugio per la trasformazione di sogni, che egli stesso definisce “oziosi”. Sogni, che ripercorrono la storia di fatti e personaggi tutti significativamente legati alla propria personale dottrina e cultura. Ma tutto ciò, appunto, come sogno, ha anche una ulteriore meta, un fine; quello della ricerca di un richiamo perché si possa «…vocalizzare il mio nome…/» congiuntamente, altresì, a quello di riaffermare un desiderio che pare appagato ed estrinsecato in: «Ho sognato mio Padre», come ritorno alle origini.

L’autore

Gaetano G. Perlongo nasce a Solingen, in Germania, nel 1970 e vive a Trappeto, in provincia di Palermo. Dopo essersi diplomato in elettronica ha studiato fisica, spaziando, con notevoli risultati, dalla matematica speculativa alla fisica teorica e all'astrofisica. A Trappeto, paese adottivo del grande Danilo Dolci, Perlongo inizia il suo viaggio nel mondo delle parole in poesia. Tra le sue opere più note ricordiamo: "La licantropia del poeta" (2001), "Il calabrone ha smesso di volare" (2002), "Il vuoto mistico della retta" (2003), "Nassiriya - Frammenti di voci dalla galassia terrestre" (2003), "Metessi" (2003), "La Mattanza. Poesie e Canzoni di protesta" (2004), "Le vene aperte della poesia (Appunti per un Seminario)" (2005), "Rincorsa alle ombre" (2006), "Rumore di fondo. Meditazioni sull'Arte" (2006), "Filippo Grillo. La nuova alba della Cucurbita" (2007), "Chi semina versi" (2009), "Una fiamma ossidrica mascolina" (2009) e "Sintropia" (2002-2009). Il Centro Divulgazione Arte e Poesia e l'Unione Pionieri della Cultura Europea di Sutri (Viterbo), visti gli alti meriti acquisiti, in riconoscimento alla lodevole attività svolta in favore della cultura, gli conferisce, nel 2002, la nomina a Membro Honoris Causa a vita. Nell’ottobre del 2005 fonda il Centro Studi e Ricerche "Aleph". Ha insegnato presso la Libera Università Popolare "Danilo Dolci" di Partinico (Palermo) - http://www.pertronicware.com/perlongo. Attualmente tiene seminari e corsi di approfondimento di fisica e matematica a studenti liceali ed universitari.

    
Il testo

Gaetano G. Perlongo, Una fiamma ossidrica mascolina, Introduzione di Aurelio De Rose, Pertronicware Ed. & Centro Studi e Ricerche "Aleph" Press, 2009.

Scarica gratuitamente l'e-book (pdf - 1,63 MB).

 


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