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Gaetano G. Perlongo: Una poetica che non teme dominanza
di Gianmichele Taormina





La funzione “organica” della poesia moderna, trae oggi spesso la sua affamata azione vitale dentro una “telescopica”, quanto imprevedibile verità: la complessità dell’uomo d’oggi.

È quest’ultimo diventato oramai un essere teoricamente (terribilmente, presuntuosamente) illuminato dall’arrogante consapevolezza della conoscenza di tutto. Del raggiungimento “del tutto” con un semplice clic di mouse, saltando a piè pari la storia, la sofferenza dell’analisi, la ginnastica imperfetta del linguaggio (che è studio ormonale) di ciò che ciclicamente ci circonda e che è aforisma della propria esistenza.

Gaetano G. Perlongo offre al lettore le antitesi mistiche della sua personalissima poetica, dentro versi che sanno di sangue, di luccichio astratto, di fuga dal dono della sofferenza, per imbattersi infine nell’illuminanza di quello che ancora oggi ci emoziona quando leggiamo una poesia. Di quella “licenza poetica” che è ancora tra noi battito irrisolto e fascino terreno. Il sale stesso della poesia.

Ma Perlongo - diversamente dall’imperante neoesistenzialismo attuale - non estetizza esibendo funambolici virtuosismi, non agisce per incongruenze. Il suo ossessivo urlo di denuncia tramite una perentoria visione personale della licantropia (tema e termine spesso volutamente abusato dal poeta siciliano), è un abbraccio spirituale alla preservazione stessa dell’atto poetico.

Non certo un abbraccio facile.

Il verso di Perlongo s’inerpica laddove gli altri poeti si fermano dubitando del proprio pensiero irrisolto. Non Perlongo il quale fortifica il proprio estro espressivo con la determinazione e la violenza interiore di chi porta con sé i malanni affamati della propria provenienza.

La poetica perlonghiana, carica di assoluto misticismo e di consapevole lotta contro (im)mutabili destinazioni, riecheggia fiera col volto antico delle origini. Esplode di una sicilianitudine assai rintracciabile nella sua interezza, sorvolando alta le nubi, per essere infine finalmente forma. Rivelazione viscerale.

Varie e corrosive sono poi le tematiche affrontate nella distinguibile poetica del critico e scrittore trappetese. Tra esse si rintracciano quelle aderenti la vita (e il segno) del nostro tempo, come ad esempio l’analisi dell’attualità, segno tangibile che resta fermo e impresso tra i versi traboccanti da un solido e incisivo bagaglio culturale (si leggano tra le sue opere l’11 Settembre, La Globalizzazione, Nassiriya).

Altra necessità profonda è la piena aderenza politica alla visione del mondo, al disagio notturno della generazione del poeta, spesso travagliata, offuscata dal retaggio paraglobalizzatore. Dalla tristezza dell’assenza di alternative ad uno sviluppo vero e concreto che mai prevale su questa terra (Tappeto, Vorrei Alzarmi In Volo, L’Assioma del Calabrone).

Cosa dire poi del rapporto travagliato, drammatico, spesso in fortissima antitesi tra Perlongo e Dio?

Versi impotenti come Poetando o come  Le Confidenze di Friedrich, frantumano il legame tra l’uomo - nudo su di un vuoto irrevocabile - e il dio (la d è minuscola quindi il Dio è minore), che non capisce, non comprende e che abbandona la sua creatura migliore al suo triste e superiore disegno. Perlongo reagisce con forza. Non accetta il gioco. Si ribella contro gli atti formali per divenire sempre pioggia controvento, un titano contro Giove, il burattino che non accetta mai padroni.

Complessità e vivacità letteraria s’incontrano dunque nell’intricata e articolata visione poetica di Perlongo, artista capace di contenere più verità in soli pochi versi.

Dal primo momento in cui vengono declamati essi sono già liberi di volare dal proprio corpo per divenire luce indelebile, come piccoli frammenti di stelle che vagano nel cosmo. Costanti, purissime. Inquiete…



Biografia

Gaetano G. Perlongo nasce a Solingen, in Germania, nel 1970 e vive a Trappeto, in provincia di Palermo. Dopo essersi diplomato in elettronica ha studiato fisica, spaziando, con notevoli risultati, dalla matematica speculativa alla fisica teorica e all’astrofisica. A Trappeto, paese adottivo del grande Danilo Dolci, Perlongo inizia il suo viaggio nel mondo delle parole in versi. Tra le opere di poesia ricordiamo: La licantropia del poeta (2001), Il calabrone ha smesso di volare (2002), Il vuoto mistico della retta (2003),  Nassiriya - Frammenti di voci dalla galassia terrestre (2003), Metessi (2003), La Mattanza. Poesie e Canzoni di protesta (2004) e Le vene aperte della poesia (Appunti per un Seminario) (2005). Per la saggistica, citiamo: …il tenero amplesso tra l’aleph e l’universo «aforismi, pensieri e frammenti» (2000) e Sintropia (2002-2005). Il Centro Divulgazione Arte e Poesia e l’Unione Pionieri della Cultura Europea di Sutri (Viterbo), visti gli alti meriti acquisiti, in riconoscimento alla lodevole attività svolta in favore della cultura, gli conferisce, nel 2002, la nomina a Membro Honoris Causa a vita. Attualmente insegna poesia presso la Libera Università Popolare “Danilo Dolci” di Partinico (Palermo) - http://xoomer.virgilio.it/perlongo

 


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