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Grand Central Terminal
di Leo Szilard
Orecchio Acerbo Editore

L'autore
Senza Leo Szilard forse ancor oggi non sapremmo cosa sono la reazione a catena degli atomi, la pila atomica, il ciclotrone, il microscopio elettronico. Né ci sarebbe la linea telefonica diretta tra Casa Bianca e Cremlino. Eppure non sono in molti a conoscere il nome di questo ebreo ungherese, fuggito dalla Germania all'avvento del nazismo. Né la collaborazione con Fermi, né quella con Teller, e neppure quella con Einstein gli hanno aperto le porte della notorietà. Davvero curioso. Ma non difficile da spiegare. Convinto che se il Terzo Reich fosse riuscito a utilizzare per primo l'energia nucleare a scopi bellici sarebbe stato un disastro per l'umanità, dedica tutte le sue energie alla costruzione della bomba atomica, divenendone uno dei padri. Sconfitta la Germania, con altrettanta energia si oppone però all'attacco nucleare su Hiroshima e Nagasaki. Inutilmente. Con una decisione clamorosa abbandona allora lo studio della fisica per dedicarsi alla biologia. Alla biologia, e a una sempre più intensa battaglia civile contro l'uso militare dell'energia nucleare. L'apparato militare e industriale non glielo perdona. Messo all'indice, si tenta persino di farlo arrestare. Lo si obbliga comunque a cedere i suoi brevetti al prezzo di un dollaro, e il suo nome viene praticamente cancellato dai più importanti annuari scientifici. In quegli anni Leo Szilard scopre però una nuova arma: la penna. Nasce così La voce dei delfini e altri racconti, una straordinaria raccolta di storie di fantascienza. Tutte, come Grand Central Terminal, con due protagonisti principali, attuali oggi come ieri: la straordinaria capacità scientifica e tecnica dell'uomo e la sua altrettanto straordinaria limitatezza etica.

La trama
Una New York spettrale accoglie la navicella spaziale che da una lontana galassia approda sulla Terra. Non c'è traccia di vita. Non un uomo, non un animale. E neppure una pianta. È così su tutto il resto del Pianeta. Né un virus né un batterio possono aver provocato questa catastrofe.
Lievi, ma inconfondibili tracce di uranio radioattivo ne svelano presto la causa: un'esplosione, anzi una serie di esplosioni nucleari. Nessuno riesce ad accettare l'ipotesi che a provocarle sia stata una guerra. I terrestri, lo dimostrano città come questa, erano esseri intelligenti e razionali. È quindi inimmaginabile che si siano dati tanto da fare per rendere l'uranio esplosivo al solo scopo di distruggere se stessi. Ipotesi poco credibile, dunque. Ancor meno credibile quella sul movente della guerra, avanzata da Xram, uno degli scienziati della spedizione. Nei gabinetti della stazione del Grand Central Terminal sono stati trovati dei curiosi dischetti di metallo con sopra incisa la parola Libertà. Scoperto che per accedere ai gabinetti era indispensabile introdurre il dischetto, tutti i membri della spedizione si sono convinti che si trattasse di un semplice rituale. Tutti meno Xram. Con una ipotesi davvero fantascientifica, Xram sostiene invece che per i terrestri quei dischetti erano tutto. Che senza quei dischetti non solo non si poteva andare al gabinetto, ma non si aveva diritto al cibo, alla casa, alla scuola, alle medicine, Si insomma, è convinto che i terrestri non fossero per niente razionali, e collaborassero tra di loro solo ed esclusivamente per avere quei pezzetti di metallo. Di più. Xram è convinto che il desiderio di possederli abbia provocato la pazzia collettiva che ha scatenato la guerra atomica. Ipotesi davvero contraria alla logica e al buon senso. Spiegabile solamente leggendo, al contrario, il nome del suo autore.

Le illustrazioni
Illustratore e inventore di storie, GiPi (Gianni Pacinotti) ha creato i disegni di questo racconto. Prima di diventare un  illustratore ha lavorato in una rosticceria, in una fabbrica di codici a barre e per vari anni in un'agenzia di pubblicità. Ha iniziato a pubblicare su Cuore per caso; ha pubblicato illustrazioni e storie a fumetti su Il Clandestino, Tank Girl, Blue, Boxer, il Manifesto, Liberazione, Lo Straniero e molti altri. È anche regista e autore di cortometraggi.

Il testo

Leo Szilard, Grand Central Terminal, Orecchio Acerbo Editore.

Per gentile concessione del web site http://www.librerie.it

 


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