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Dai segni alle parole: trascendenza e poesia
di Ugo Stefanutti

Lunghi secoli di speculazioni filosofiche e di indagini scientifiche hanno permesso all'uomo, nei suoi limiti, di captare qualche barlume nelle leggi della natura, prospettando due linee generali che, pur profondamente compenetrate tra di loro, sembrano costantemente in opposizione. Una può essere chiamata linea entropica: è la nota storia dell'energia. Dal big bang un supremo guizzo di energia appunto: poi il suo livello attivo cominciò a calare e l'entropia (o degradazione) a crescere, disperdendosi e omogeneizzandosi nello spazio. A questa linea in discesa è intimamente connessa un'altra linea - quella che un grande matematico italiano, Luigi Fantappiè (1901-56) ha chiamato sintropica - in forza della quale la materia si sintetizza, si organizza, sale per lo strutturarsi di esseri di valore intrinseco sempre crescente, soggetta quindi ad un finalismo insito nella natura stessa dell'esistenza di ogni cosa: per usare una espressione di Teilhard de Chardin (1881-1955), una linea di creazione per via di evoluzione crescente. Negli anni 1940-50, per opera di personaggi come Norbert Wiener (1894 - 1964), matematico, e William Ross Ashby (1903-72), medico neurologo, si affacciava alla ribalta una nuova concezione rivoluzionaria della realtà materiale: la cibernetica, nata dall'accostamento audace tra gli automi creati dall'uomo e gli automi naturali, infinitamente più complessi e sofisticati, quali sono i viventi. È merito dei suddetti ricercatori se nel sapere moderno è entrato, per via estremamente logica, il concetto di finalità. Per semplificare al massimo, diciamo che particolari effetti, per adeguarsi esattamente al loro fine, reagiscono sulle cause che li producono e le condizionano al fine medesimo: si avvera, si attua così il principio di retroazione (o feedback), che è alla base di ogni struttura autofunzionante e soprattutto della vita. Un esempio di feedback è costituito dall'ascolto delle nostre parole: noi regoliamo infatti il volume della nostra voce sulla base dell'impulso di ritorno rappresentato dalla reazione di chi ascolta (e ascoltatori possono essere tanto gli altri come noi stessi). I comportamenti interpersonali determinano continue autoregolazioni comportamentali. La sintropia (linea sintropica) è per eccellenza un principio organizzatore: organizzare vuol dire mettere varie cose in un certo rapporto tra loro secondo un'idea, un significato, un fine. E avviene questo: quando più cose si uniscono, ciberneticamente, secondo un fine, esse non esistono più per se stesse ma per l'essere che la loro unità ha generato. Si dice che esse si trascendono in questo nuovo essere e, pur rimanendo se stesse, non sono più... se stesse, ma l'essere generato. Questo atto di trascendenza è la natura intima dell'atto cibernetico: una rete estremamente complicata di feedback (retroazioni) che si stabiliscono per creare strutture ed organismi sempre più complessi e che si autoformano secondo le regole di una programmazione, a cominciare dalle primitive e più elementari associazioni molecolari, su su al formarsi dei primi organismi, sino a quelli superiori, all'uomo. Appare evidente una linea finalistica che di trascendenza in trascendenza ha elevato sempre più di grado le organizzazioni man mano che si realizzavano. La linea cibernetica si evolve secondo una rigorosa selezione di possibilità: ogni scatto organizzativo sorge su una grandissima quantità di energie andate a vuoto; ognuno di essi quindi rappresenta un fatto di valore smisurato. È necessario l'utilizzo dell'energia di miliardi di miliardi di reazioni per riuscire a formare tutta una certa varietà di atomi. È necessario, ad esempio, nel cosmo il formarsi di altrettanti pianeti freddi affinché su qualcuno (forse uno su miliardi) si realizzino le condizioni per cui queste varietà di atomi possano essere organizzate in molecole sempre più complesse (aminoacidi, proteine... DNA, ecc.) su su fino alla vita. Per questo l'universo è così grande, incommensurabile, e così vecchio! Le stelle hanno impiegato milioni e milioni di anni a formarsi, a sintetizzare i vari elementi, ad esplodere. In ogni caso, se l'universo fosse molto più giovane di quanto non sia, noi non potremmo essere qui ad osservarlo. Ne segue che per la nostra propria esistenza le stelle devono essere obbligatoriamente molto lontane l'una dall'altra. È un'ironia della sorte il fatto che quelle stesse condizioni che sono indispensabili per consentire il formarsi della vita intelligente rendano estremamente improbabile anche il contatto fisico fra tali intelligenze. Al punto in cui l'uomo si trova nella storia dell'universo, è essenziale per lui capire in che cosa consista l'atto di trascendenza che l'ha fatto emergere e, ancor più, quale debba essere l'atto di trascendenza in cui deve integrarsi per andare avanti e sfuggire alla degradazione entropica. Forse per comprendere l'essenza di quanto è maturato occorrerebbe capire in tutta la sua profondità il principio cibernetico e allora ci accorgeremmo che tutto l'universo è coinvolto in un supremo atto di trascendenza. E qui non è più possibile procedere secondo scienza nel senso più comune del termine: l'aldilà di questi limiti può forse essere conosciuto con la filosofia ed intuito con la poesia. Anche questa d'altronde è un autentico atto di trascendenza: dai segni si formano le parole che a loro volta si ripercuotono sui segni ed insieme danno vita a quell'immenso, nuovo, originale universo che, al di là dell'orizzonte degli eventi, è sempre il sentiero più arduo, la vetta più alta: la poesia.

Con autorizzazione del sito web Literary.it - 04.10.2002

 


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