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Portella della Ginestra
di Roberta Ronconi


Pubblicato dalla Editrice Nicola Teti & C. il saggio di Angelo La Bella e Rosa Mecarolo, sarà in distribuzione in tutte le librerie di Venezia contemporaneamente allo svolgimento della 60a Mostra Internazionale del Cinema (27 agosto - 6 settembre). Il quotidiano LIBERAZIONE ha dedicato al libro questo articolo di Roberta Ronconi.

Ancora non lo abbiamo visto, ma già riconosciamo al film di Paolo Benvenuti “Segreti di Stato”, prossimamente in concorso alla Mostra di Venezia, un grande merito: quello di aver riportato l’attenzione sulla strage di Portella della Ginestra. A molti sembrerà una vecchia pagina di storia e poco più, i giovani la ricorderanno appena per via della figura mitica di Giuliano (di cui al cinema avranno visto la biografia romanzata da Cimino, difficilmente la più dettagliata ricostruzione di Rosi). E invece Portella è ancora oggi una strage insoluta, per la quale sono stati condannati solo finti colpevoli e per finte motivazioni. Benvenuti porterà sullo schermo molto di ciò che su quella strage ancora non è stato detto (almeno, non a voce alta). Ma prima di lui tutto era stato già scritto su un libro pronto ormai da qualche tempo, ma che troverà finalmente piena distribuzione grazie all’editore Teti, proprio in concomitanza con la Mostra del cinema (sarà nelle librerie veneziane nei giorni del festival). Portella della Ginestra: la strage che ha cambiato la storia d’Italia è stato scritto da Angelo La Bella e Rosa Mecarolo, due studiosi che da più di un decennio stanno esaminando le carte del processo di Viterbo del 1952, la cui visione gli è stata concessa dal Tribunale di Roma. E’ proprio dal loro lavoro che Benvenuti ha tratto tanta ispirazione. Ma in un film non si riesce sempre a dire tutto. Nel libro si può trovare molto di più. Ma iniziamo con ordine, ovvero da quel sottotitolo “La strage che ha cambiato la storia d’Italia”, affermazione a cui troviamo spiegazione sulla quarta di copertina, dove si legge: «Quell’eccidio non fu soltanto la prima strage di stato della storia della Repubblica, ma una deliberata provocazione architettata Oltreoceano con l’obiettivo di suscitare una reazione popolare tale da giustificare la messa fuorilegge del Pci: reazione evitata dalla saggezza e lungimiranza dei dirigenti di quel partito. Con Portella della Ginestra ebbe inizio un disegno politico che condizionò non solo la storia della Sicilia ma dell’intera nazione. Quel primo tentativo fallì ma fu ripetuto più volte. L’anno successivo con l’attentato a Togliatti...». Si tratta di una ipotesi? Tutt’altro, assicurano gli autori. E’ una conclusione logica scaturita dal riesame critico degli atti relativi all’istruttoria di quel lungo processo nei suoi tre gradi di giudizio: dallo studio della vasta bibliografia e delle cronache giornalistiche sull’argomento; dagli atti della Commissione Parlamentare Antimafia, compresi i testi desecretati nel 1998-1999 e dai documenti resi accessibili presso la Direzione degli Istituti di Pena, del Ministero di Grazia e Giustizia e degli Archivi di Stato. Infine, tale conclusione è confermata dalle carte dell’Oss (Office of Strategic Service) come si chiamava la centrale spionistica degli Usa prima di diventare Cia (Central Intelligence Agency) rese accessibili agli studiosi nel 2000. Tanto che la Commissione Parlamentare Antimafia, con delibera del 25 febbraio di quest’anno, ha deciso la costituzione di «Un Comitato per l'approfondimento della documentazione riguardante la Strage di Portella della Ginestra, anche alla luce degli atti di organismi degli Stati Uniti d’America, ovvero della Cia, recentemente declassificati». Da quel vasto esame di documenti, riportati nel libro, si evince che Giuliano fu uno strumento inconsapevole di un disegno eversivo. Lui e i suoi uomini spararono sì, a Portella, ma non per uccidere. I colpi che assassinarono e ferirono gli innocenti furono opera di Salvatore Ferreri, detto “Fra’ Diavolo” (ucciso poi “ufficialmente” per legittima difesa, all’interno della caserma dei Cc di Alcamo dal Capitano Roberto Giallombardo) confidente dell’Ispettore Generale di Ps di Palermo Ettore Messana, uomo di fiducia dell’allora ministro degli Interni, Mario Scelba; dai fratelli Giuseppe e Fedele Pianello (anche loro eliminati prima del processo di Viterbo) infiltrati nella banda al soldo del Colonnello Giacinto Paolantonio, Comandante della Legione dei Cc di Palermo; infine dagli uomini addestrati dall’Oss, appostati sul Cozzo Dxuhait. Al Comitato dell’Antimafia, incaricato di “approfondire”, gli autori nell’ultimo capitolo del libro suggeriscono di effettuare un’accurata perizia della firma del ministro Mario Scelta posta in calce all’attestato di benemerenza rilasciato a Gaspare Pisciotta, per verificarne l’autenticità (molto probabilmente qualcuno lo ha già fatto); di accertare chi e perché, il 22 aprile 1947, ordinò la soppressione dei posti di blocco che controllavano -notte e giorno - il territorio, teatro delle imprese criminali di Giuliano, luoghi di controllo che, se fossero stati mantenuti, avrebbero reso impossibile l’agguato del Primo maggio; di chiarire le macroscopiche contraddizioni contenute nelle tre versioni, contrastanti l’una dall’altra, sull’uccisione del bandito Ferreri e dei fratelli Pianello; di indagare sulle attività criminose del cosiddetto Fronte Antibolscevico che aveva sede in Palermo (ben conosciuto alle autorità del tempo) frequentata, oltre che dai banditi di Giuliano, da noti mafiosi, da ex agenti del Servizio Informazioni della Repubblica di Salò e da tale Nino Buttazzoni, luogotenente di Junio Valerio Borghese, riciclato dall’Oss quale “fonte informativa” da Palermo; di indagare dove sono finiti gli scomparsi verbali dell’interrogatorio del detenuto Giovanni Polacco e del deputato Dc, Ivo Coccia, sull’avvelenamento di Pisciotta. Infine, di assodare dove è conservato il contenuto del fascicolo proveniente dal Ministero dell’Interno, avente per oggetto: “Gabinetto 1950-1952 F/Cs, Pisciotta - Dichiarazione circa uccisione Giuliano - Vedere cassaforte”, schedato all’Archivio Centrale dello Stato di Roma e misteriosamente scomparso.

I due autori quali consulenti storici, figurano nei titoli di testa del film "Segreti di Stato" di Paolo Benvenuti in concorso per il Leone d'Oro, che verrà proiettato il 29 agosto. Alcune scene del film sono state girate nell'Aula della Corte d'Assise di Viterbo, ove negli anni 1951-1952 si svolse il processo alla banda Giuliano.

nota testo

Angelo La Bella e Rosa Mecarolo, Portella della Ginestra. La strage che cambiò l’Italia, Editrice Nicola Teti & C.

 


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