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Anno X - N° 119 - Marzo 2012

 

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Radio Ovest 104: "trade off" culturale e sviluppo sociale
di Raffaele Santonastaso





 

Oltre la connotazione

L’Occidente, meglio, il nostro occidente, si ritrova in una strana via di mezzo tra la rappresentazione del decadimento e l’allegrezza della speranza della vita. In questa porzione di mondo, rivolto fatalmente a ponente, troviamo la testimonianza di una serie di percorsi, che conducono nel totale doppio senso delle istanze di progetto e di costruzione, di abbandono e di silenzio. Il dualismo universale, si può cogliere in un semplice “trade off” (scelta),  il polarizzarsi diviene indispensabile per vivere, per tal ragione, in un paesino costiero lungo il litorale palermitano, a Trappeto per la precisione,  l’occidente “sceglie”, racconta e ascolta senza nessuna condanna, senza nessun pregiudizio un “nuovo ovest” che non accetta il glamour misto a commozione, che non accetta l’identità culturale ridotta tutta ad uno, “la fine della storia”, la superstizione, il fanatismo, il “pensiero unico”; un occidente che ripudia ogni tipo di civetteria e ostentazione di immagini, stereotipi ed etichette.

In quest’ovest vi è la convinzione che si possa costruire un nuovo paradigma comunicativo, dove la diffusione della cultura “tout court” diviene nemesi del “mainstream”.


La locandina di "Radio Ovest 104"


Radio Ovest 104 e lo Scenario assiologico della controcultura

Se per qualche momento riuscissimo ad entrare in una condizione di “sospensione di giudizio”, potremmo accostarci sicuramente a nuove idee, situazioni e cose rispetto alla nostra solita routine, togliendo gli “scudi protettivi”, le “impalcature” di un pensiero distorto, che non giudica a priori, ma pregiudica a posteriori,  figlio di un giudizio tardivo, inutile e distruttivo.

Tutto è cultura si dice, ognuno ne è “portatore sano”e la manifesta con i suoi costumi, usi, modi, linguaggi, idiomi. Sappiamo bene che questa “cultura” non è figlia del caso, ma costrutto sapiente e paziente di millenni di esperienze antropiche. Da sempre, l’uomo ha guardato al passato per “comporre” il futuro, si è servito della saggezza e il ricordo di chi lo ha preceduto per forgiare il nuovo. Questo “patrimonio di conoscenze” è il “ponte” che unisce ciò che è stato con ciò che sarà, rendendo fruibile il presente.

Ma quali valori culturali identificano il nostro Ovest?

 Per rispondere a questa domanda occorrerebbero migliaia di pagine, per necessità di sintesi voglio cogliere solo un aspetto valoriale che, a mio avviso, è diventato fondamento di ogni tipo di scambio e/o interazione sociale, assiologicamente accettato come positivo: “la velocità”.

 “Velocità”, il nuovo mantra del mondo odierno. Il “sapere” come qualunque altra merce, viene trasmesso fra le molteplici “Vie di negoziazione” createsi grazie allo sviluppo e alla diffusione incessante della tecnologia e della meccanica. Oggi niente è irraggiungibile, se non un cellulare spento.

Ciò che non è immediato rischia di scomparire. Tutti i “rituali”, i processi lavorativi, i linguaggi e le storie che non raccontano di “Velocità” passano dalla censura del tempo. Il tempo diviene censore, perché “funzione del denaro”, anzi, misura del denaro, sceglie cos’è meglio o peggio per l’uomo secondo  criteri di mera convenienza economica. Una concezione del mondo “fast” dei processi industriali e commerciali contrapposta allo “slow” della vita rurale.

Utilizzando la logica utilitarista, nulla di male ad allocare la risorsa “tempo” nei modi più profittevoli. Ma quello che dobbiamo chiederci è quante “esternalità negative” questo modo di produrre e operare comporterà nel nostro sistema vita.

A mio avviso, il “culto della velocità”, implica inevitabilmente la perdita di qualcosa di importante. Immaginate di essere in macchina: se procedete ad un’andatura di circa 30kmh  avrete sicuramente il tempo di gustarvi il panorama, di ammirare dettagli e cose che non avete mai notato prima. Ma se lo stesso tragitto lo percorreste a 300Kmh, non potreste far altro che guardare in maniera fissa la strada senza distogliere minimamente lo sguardo. Quindi,uindi Grazie alla velocità otteniamo di arrivare prima, ma avremo perso sicuramente il gusto del viaggio, nonché aumentato significativamente la probabilità di incorrere in qualche sinistro. Allora c’è da chiedersi: è giusto sacrificare tutto sull’altare del “fast”? Dobbiamo proprio abbandonare ciò che non può essere definito “veloce”, solo perché manca di economicità secondo alcuni criteri “scientifici” e/o “scientisti”?

Siamo sempre all’interno di una possibilità di scelta, del nostro “Trade off”.

Mediante il potente mezzo della rete internet, RadioOvest104 utilizza  il “fast” della tecnologia per far arrivare alla gente un modo di pensare, riflettere e conoscere che si apre all’esperienza del quotidiano, alla realtà, alla condivisione, usando il tempo come misura di diffusione culturale, piuttosto che contatore di moneta. La controcultura di RadioOvest104, vuole a mio modo di vedere, fissare un punto fermo sui criteri di osservazione, analisi e scoperta del mondo circostante, attraverso un processo bottom-up (dal basso verso l’alto) dalla gente, dal territorio, dai problemi, verso le soluzioni e le idee.

Il valore della controcultura viene così ad assumere rilevanza specifica come bilanciamento alle molte asimmetrie create da un mondo dell’informazione sempre più attento alla velocità, ma scarso di contenuti, intriso di valori definibili negativi per una società “sana”, ma assunti come qualità fondamentali per sopravvivere nella nostra.

La “Controcultura”, non nasce per essere contro qualcosa ma a favore della cultura libera, del confronto, del dialogo, della divulgazione, delle esperienze, delle conoscenze, del territorio, della realtà senza filtri e artifici, ponendosi assiologicamente dal lato positivo nonostante il “contro”.

Il sito della radio
www.radiovest104.it

I Feedback culturali come misura di sviluppo sociale

Oggi viene spesso utilizzato il termine “Globale” per indicare la totale convergenza economica e culturale tra i Paesi del mondo. Ma non bisogna dimenticare un aspetto importante per tutti noi, lo spazio dove tutto ha inizio: il territorio. Per territorio non intendo un mero luogo geografico segnato su qualche cartina, ma bensì un crogiolo di anime, esperienze, storie e vissuti, un vero e proprio cenacolo umano, sposato fedelmente al contesto “naturale” all’interno del quale si formano le nuove possibilità per il mondo. I rapporti umani che si svolgono all’interno di questo sono essenzialmente la somma di tutte le consuetudini sviluppatesi nel corso degli anni. Tali norme hanno subito processi di cambiamento, di revisione, una vera e propria “novellazione” del codice comportamentale. Lo “spirito del tempo” attraverso i media, penetra le coscienze e condiziona i pensieri. Abbiamo contezza di come la diffusione di determinati modelli culturali possa influenzare positivamente e/o negativamente la nostra società. La sociologia, l’economia, le scienze ambientali ci restituiscono dati fondamentali su ciò che dovrebbe essere messo in atto per creare un modello di sviluppo positivo, sostenibile, utile a garantirci una vita migliore. Ma sappiamo bene quanto sia difficile, creare un modello sociale in-vitro attraverso simulazioni vere e proprie (come l’esperienza cilena Pinochettiana). Possiamo cercare di utilizzare dei processi di modellizzazione che permettono di esplicitare, comunicare e, quindi, confrontare diverse visioni della realtà dove il raffronto tra i diversi schemi interpretativi consente sicuramente di creare un sistema migliore. Ma per creare un modello efficiente, occorre innanzitutto formare un tessuto sociale idoneo a svilupparlo. Elemento fondamentale diviene il cd. Capitale Sociale, inteso come tutte quelle norme di reciprocità, senso civico, reti di relazioni, fiducia  e solidarietà che definiscono un aggregato umano come comunità territoriale. La cultura, anzi, nella fattispecie la “controcultura” può concorrere a creare un elevato capitale sociale all’interno del nostro territorio? Come può una web radio contribuire all’aumento del capitale sociale?

Giocando un po’ con la teoria dei Sistemi Dinamici potremmo cercare di spiegare il comportamento delle organizzazioni sociali utilizzando l’analisi dei circuiti di retroazione (feedback) che si vengono a formare nelle strutture dei processi decisionali. L’ambiente in cui vengono prese le decisioni (come vivere, cosa fare, cosa mangiare, come produrre, come lavorare, etc.) influenza inevitabilmente queste ultime, che a loro volta influenzano il sistema ambiente-territorio.

Immaginiamo un sistema ad anello chiuso:

Considerando “decisioni” e “società” come variabili di flusso e ponendo “ambiente” come una variabile di livello (stock), possiamo trovare come per ogni flusso di (x)“Decisioni” viene ad essere modificata la variabile “Ambiente” che a sua volta produrrà l’output chiamato “Società”. Se la variabile “società” non è soddisfacente, mediante i feedback, possiamo andare a modificare le “Decisioni” che a loro volta modificheranno “Ambiente” e di conseguenza “società”.

Rispetto le domande che ci siamo posti precedentemente, ovvero se la controcultura e/o una web radio come Radio Ovest 104 possano davvero aumentare il Capitale Sociale possiamo rispondere, con l’ausilio dello schema precedente, senza dubbio di “Si”. Solo con la diffusione di valori culturali atti allo sviluppo umano e al suo progresso materiale e spirituale, mediante un canale di diffusione nuovo, potente, capillare, accessibile come la radio web, potremo avere un maggior demo-sapere, una maggiore coscienza sociale, una maggior partecipazione civica, quindi un miglioramento della variabile di flusso “Decisioni” che a sua volta andrebbe a modificare positivamente il circuito di retroazione. Quanto alla velocità di cambiamento… rimane tutto nelle mani dei futuri ascoltatori e fruitori di Radio Ovest 104… più saremo, prima si cambieranno le “decisioni”, prima si avrà un output “Società” soddisfacente per tutti.

“La radio tocca tutti intimamente e personalmente:
Il suo aspetto più immediato è un'esperienza privata”.

Marshall McLuhan, Gli strumenti del comunicare, 1964.

 


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