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Mele di mare
di Nicolò Carnimeo
Casa Editrice Le Lettere

l'opera

Tutto è pronto: il mare, l'atlante, l'aria/ Mi manca solo il quando/ un diario di bordo, il dove, le carte di navigazione/ venti a favore, il coraggio/ e qualcuno che mi ami come non so amarmi io.
Ecco qualche verso del poeta spagnolo Juan Vicente Piqueras tratto dal suo Mele di Mare, che la Casa Editrice Le Lettere (www.lelettere.it), ha di recente pubblicato in un elegante formato tascabile. Piqueras è irrinunciabile e merita un posto tra i pochi libri compagni di viaggio e di mare per questa estate, «la sua poesia - scrive Luis Sepulveda nella prefazione - è fresca e sincera, lascia nell'anima lo stesso piacere di un assolo per pianoforte interpretato da Egberto Gismondi, o di un bicchiere di vino bevuto in una taverna familiare».
Un piacere semplice e profondo, a volte amaro come cogliere una mela, tradizionalmente associata al frutto proibito del Paradiso, quindi al primo peccato o alla prima punizione, alla scoperta del male e del dolore. «Forse per questo la mela per Piqueras - scrive la curatrice del testo Martha L. Canfield - è anche il frutto privilegiato dell'abero del linguaggio: la mela è la poesia, o meglio ancora ogni testo poetico è una mela - dolce e tragica - generata dalla conoscenza del dolore.
Ma le sue mele non convocano soltanto la terra e il cielo: anzi, esse sono "mele di mare". E il mare simbolo della transitorietà fra il realizzabile e l'ormai compiuto, rappresentazione dell'ambivalenza, dell'incertezza e del dubbio, talvolta incarna lo spazio sterminato dove tutto è possibile...altre volte lo spazio dove tutto viene seminato, campo della memoria e per questo humus fertile dal quale sboccerà il frutto della poesia».
Che cos'è la poesia? Risponde lo stesso Piqueras in una densa post fazione che s'intitola la poesia come compagna di naviogazione.
«Io intendo la poesia come una compagna di navigazione destinata a collegare i porti isolati che siamo noi, tracciando scie che fondano linee dentro la nostra memoria. Soltanto la poesia può solcare il vuoto blu e rischioso dell'oceano.
Ogni testo poetico è una nave, un canto da marinaio, un messaggio lanciato in mare dal naufrago che abita in noi. Un testo poetico è un ponte fragile, ma impellente, con angeli di marmo e statue di sale, che collega sponde che nessuno conosce, isole selvagge, solitarie. Il poeta è il pirata e il cartografo di quelle isole. E' il selvaggio che serba e che coltiva una parlata battesimale che da nome all'ineffabile, ed è esperto esploratore che non si può permettere il lusso o l'errore di confondere la giungla con un pronome».

nota

Articolo tratto dal sito de "La Gazzetta del Mezzogiorno" - http://www.gdmland.it/, 4/7/2004.

 


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