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Anno X - N° 117 - Gennaio 2012

 

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A Fernando Pessoa
di Piero Lo Iacono

Con una nota di Gaetano Perlongo



Nostalgia della vita non vissuta.
Del sogno non sognato.
Non poter essere nel sogno di un altro.
Saudade del non è, non fu e non sarà.
Le sue poesie le aveva scritte un altro
da lontani altrovi molto tempo prima…
Vivere tutti gli alter ego per arricchirmi di loro.
Eteronimo ventriloquo di me…
Sono l’albergo di anime morte.
E il cuore è un bazar. Solo e plurale.
Perché non essere tutta la gente da tutti i luoghi?
Il mio pantheon ammette tutte le religioni.
Ne forgia e ne farnetica di ogni colore.
Ma manca sempre una cosa
per poter essere.
E alla fine come il mio marinaio
raccoglierò sulla battigia una bottiglia
con un ritaglio dentro arrotolato a sigaretta.
L’aprirò e scoprirò un foglio bianco.
Dov’è il messaggio? Qual è?
È il bianco del foglio!
Perché l’acqua del mare l’ha cancellato!

 

Nota

Il “Pessoa” di Piero Lo Iacono è come la Via Lattea, dove - per una bizzarra coincidenza del caso - il numero di stelle in esso contenute è tanto quanto gli uomini che hanno calpestato la faccia della Terra: tanti quanti "le Anime Morte" del suo "Albergo".

Gaetano Perlongo
http://www.facebook.com/gaetanoperlongo

 

 


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