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Sicilia e libertà: Intervista ai Modena City Ramblers
di Gianluca Perlongo




“Tra la casa di Peppino Impastato e quella di Gaetano Badalamenti ci sono cento passi. Li ho consumati per la prima volta in un pomeriggio di gennaio, con uno scirocco gelido che lavava i marciapiedi e gonfiava i vestiti. Mi ricordo un cielo opprimente e la strada bianca che tagliava il paese in tutta la sua lunghezza...
Cento passi, cento secondi: provai a contarli e pensai a Peppino. A quante volte era passato davanti alle persiane di Don Tano quando ancora non sapeva come sarebbe finita. Pensai a Peppino, con i pugni in tasca, tra quelle case, perduto con i suoi fantasmi. Infine pensai che è facile morire in fondo alla Sicilia.”

(Claudio Fava, Cinque delitti imperfetti, Mondadori 1994)


Il 9 maggio ricorreva il 27° anniversario della morte di Peppino Impastato ed è in questa occasione che i Modena City Ramblers hanno suonato a Cinisi, in ricordo di un "figghiu di Sicilia".


Nel 27° anno dell'assassinio di Peppino Impastato, militante di Democrazia Proletaria e fervido combattente di mafia, ed a pochi mesi dalla scomparsa della madre Felicia, impegnata nel portare avanti l’operato del figlio dopo la sua scomparsa, il Centro di Documentazione e le varie associazioni a loro legate, hanno organizzato in grande stile il Forum Sociale Antimafia “Peppino e Felicia Impastato” che, fra l’altro, ha visto il concerto di uno dei gruppi più prestigiosi ed impegnati del momento, i Modena City Ramblers, che proprio di Peppino hanno cantato in una loro canzone dal titolo “I cento passi”.
Ad aspettare l’ingresso dei Modena sul palco c'era un pubblico di oltre 10.000 persone riverse su una piazza in festa.
In attesa del concerto, girando per i camerini, s’incontra Cisco, al secolo Stefano Bellotti, voce e componente storico del gruppo, che cortesemente si presta a rispondere a qualche curiosità.

Allora Cisco, in Viva la vida, muera la muerte, avete sentito il dovere di cantare la parabola di Impastato. Quali sono le emozioni di esibirvi nella piazza che ne vide le lotte?

Sono emozioni forti, è come riportare a casa un pezzo della nostra piccola storia, ma allo stesso tempo della grande storia di tutti noi e del nostro paese, tutto questo in qualche modo chiude il cerchio.
Siamo qui grazie alla famiglia Impastato, grazie all’amico Giovanni (fratello di Peppino), ma anche grazie a tutta questa gente che si trova in piazza stasera.


Subito dopo gli anni della mattanza con La banda del sogno interrotto cantate di una Sicilia fatta di ribellione e manifestazioni di piazza contro il potere mafioso, oggi sembra esserci un fermento da questo punto di vista, cosa ne pensate?

Pensiamo che sia positivo, soprattutto per i giovani e per chi vive qui, spesso si pensa ai problemi locali appunto come problemi del luogo, noi in quanto italiani, proprio perché viviamo in un paese unito, pensiamo che il problema siciliano sia un problema emiliano, lombardo, piemontese... Il fatto che ci sia questa riscossa, questa riscoperta di questi valori è un buon segno per tutto il paese e noi ne siamo ovviamente fieri.

L’america latina cantata in Terra e Libertà e la Sicilia hanno molte similitudini: proprio laddove il potere impera, il luogo partorisce il mito.
Pensate di cantare ancora di storie e martiri siciliani?


Per adesso no! Adesso ci prenderemo un periodo di riposo, però continueremo a cantare e raccontare la storia di Peppino in Italia e in Europa con il nostro tour.

Immerso nel cuore della piazza a scambiare opinioni con i giovani, quasi fosse uno dei tanti venuti lì per seguire il concerto, Francesco Moneti, anche lui componente storico dei Ramblers, si offre gentilmente all’intervista:

Peppino definiva la mafia “una montagna di merda”. Quale definizione ne danno i Modena City Ramblers?

La definizione è molto calzante, non riesco a trovare un sinonimo migliore! Però devo anche aggiungere che un conto è fare una affermazione del genere dalla ricca Emilia o dalla ridente Toscana, ci vuole sicuramente una dose di coraggio minore rispetto ad un ragazzo della vostra età che vive qui o dello stesso Peppino che ha pagato con la vita la sua ribellione.

Nella vostra carriera avete conquistato diverse generazioni di giovani, partendo dalla vostra fino ai ventenni d’oggi che seguono il vostro stile di vita fatto di correttezza e coerenza, ma che tuttavia cozzano, quasi quotidianamente, contro un sistema arrivista ed ingannevole.
Cosa dite a questi ragazzi?


La cosa mi piace molto, perché mi fa sentire molto fratello maggiore di tutti voi, posso dirvi di perseverare con un comportamento leale, so benissimo che spesso e volentieri con le scorciatoie ottieni di più, ma magari ottieni di più nell’immediato! Mi piace pensare che nella realtà un atteggiamento corretto, cooperante e di spirito verso il prossimo, alla lunga, porti davvero i suoi frutti.

La critica vi definisce una delle migliori realtà musicali d’Italia, ma continuiamo a vedervi poco in televisione o sui giornali.
Come spiegate tutta questa indifferenza mediatica?


C'è un po’ una sorta d’oligarchia, di potere prestabilito in televisione per cui deve apparire solamente chi è "trendy", solo chi scrive testi d’amore del tipo rima cuore-amore o estate-mare!
Noi probabilmente disturbiamo un po’, forse perché non parliamo di cavolate, forse perché facciamo pensare la gente, senza però metterci mai in cattedra, noi offriamo solamente uno spunto per pensare, probabilmente è questo che hai padroni delle televisioni non va proprio giù! Al di là di tutto, noi siamo la dimostrazione che si può arrivare a raccogliere oltre 10.000 persone, come stasera a Cinisi, senza per forza dover passare dalla televisione, tutto questo è stato possibile grazie al passa parola collettivo e mettendosi in strada su un furgone, girando per tutta Italia!


Chiudiamo con una considerazione: Irlanda, Sud America, Sicilia. Chi vi segue dall'inizio ha assistito a tanti nuovi cammini dei Ramblers. Cosa dobbiamo aspettarci per il futuro?

Non bisogna per forza discostarsi da quello che si è fatto prima! Andando avanti facciamo delle nuove esperienze sia sonore che personali, che poi si riflettono sulla nostra musica. Dovunque andiamo, a mò di lumaca, ci portiamo dietro il nostro bagaglio fatto d’Irlanda, Sud America e Sicilia, ma anche e soprattutto di suoni balcanici, noi siamo molto influenzati dai paesi che visitiamo, ma non ne facciamo mai un discorso utilitaristico. Come detto prima, il conoscere suoni e genti diverse contribuisce all’arricchimento della nostra musica.

L’intervista finisce qui, spazio alla musica adesso!
Il concerto si apre con una canzone dell’ultimo album, per poi via via andare ad infiammare il pubblico con 40 anni, Viva la vida ed Una perfecta excusa, la piazza sembra esplodere sulle prime note de I cento passi, la folla intona a gran voce le parole della canzone, i vecchi compagni, uniti nel ricordo di Peppino, si commuovono, i giovani gridano forte il nome di un uomo che non hanno mai conosciuto, ma che trasmette loro quei sani ideali di resistenza e lotta contro il potere mafioso.

D’improvviso una parte di Sicilia si riscopre unita nel ricordo, quella gente testarda ed idealista che spera in un cambiamento rapido delle cose, quella parte di popolo che non s’arrende al sopruso anzi, va nelle strade e manifesta contro i diritti privati, contro la legge del silenzio, è scesa in piazza quella parte di Sicilia figlia di Peppino Impastato, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, è scesa in piazza la nuova alba siciliana!
Verso il finire della serata Bella Ciao ed una preghiera dei Modena: "...non cambiate mai e resistete contro la mafia".

Grazie Ramblers, non smetteremo mai di lottare!


(Questa intervista è stata possibile grazie alla gentilezza della "Mescal", che ha messo a disposizione il prezioso materiale informativo).

http://www.peppinoimpastato.com
http://www.ramblers.it


Per gentile concessione del web site http://www.smemoranda.it

 


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