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Il vuoto mistico della retta di Gaetano G. Perlongo
di Pacifico Topa

"La licantropia del poeta" di Gaetano G. Perlongo è una elucubrazione linguistica che colpisce per la originalità espositiva, per la "in-usualità" estensiva e terminologica. Trattasi di una estrinsecazione che ha il poeta come protagonista impegnato nell'evolversi simboleggiante ed allusivo quanto mai intenso e di impegnativa esposizione. É una poesia che evidenzia una mente fervida d'immaginazione, impegnata nella espressione intimistica, reattiva di uno stato d'animo angustiato dalle ansie. Tale poesia fa intravedere un poeta che ha nel sangue una ricca linfa emotiva, distaccata da ogni forma poetica tradizionalmente concepita. C'è indiscussa originalità espressiva alla ricerca di concetti involuti, e termini inusuali, ma c'è anche sentimento, partecipazione, a darne un'idea ripropongo: …"i maestri / in un labirinto senza fine / scuotono il tarlo... / …esso… / morsicando il pensiero / crea budella ramificate tra la mente / defeca illusioni / e scorge / la drammatica parabola del dio / che credette di essere un uomo".
In "Poetando" Perlongo si abbandona ad una delicata esemplificazione della figura del poeta la cui arte è …"un arpeggio di coscienza…" espressione aulica protesa verso la esaltazione di un quid straordinario. Arguta la simbolizzazione …"il dio esaltato / della mia gente / o il dio / malato del mio tempo..." chiara allusione agli estremismi moderni.
"Nell'imperfezione della conchiglia" l'autore fa una analogia fra la perla, ritenuta difetto della conchiglia e la poesia, frutto di follia notturna. Una sarcastica allusione alla ambiguità espressiva …"Ministri e Cabalisti / riflettono / con la linguistica naftalina / lo Sviluppo Sostenibile…", poi lo sfruttamento dell'infanzia che ammorba la società.
Nella denuncia di anomalie Perlongo prosegue: "Nello specchio acquitrino / del mondo / capita d'imbattersi / (e fortunatamente non tanto spesso) / in una coreografia / dove un errabondo irlandese / annegato nella placenta dell'Eufrate / percepisce / il metronomo respiro / dell'universo...". Piuttosto drammatica nella sua sinteticità l'allusione al crollo delle torri gemelle …"lo sciovinista americano / saliva in cattedra / per disquisire l'assioma / di potenza / ed esibire d'IO / ...finché un manto / di cherosene / non dischiuse / la fermentata fanciullezza...".
Dove il poeta si fa idilliaco è in "Fiori di campo" nello scambio sincromatico di versi c'è tutta la intensità potenziale degli elementi della natura. In "Lapis" Perlongo mimetizza l'arte poetica e ne fa una coreografica determinazione sottolineando come il versificatore dia forma al delirio e intuisca i "riflessi della vita" in una atmosfera irreale di pulsante "danza stellare", nell'angoscioso momento della ispirazione.
In fine un epitaffiale saluto ad un amico scomparso: Vito... "Addio amico mio / e perdona quell'amore / fatto affezione / che per tre volte ti ha inchiodato / sul crocefisso della disperazione". Qui c'è tutta l'intensità di una mente ricca di immaginifica linguistica e di sentimento profondo.

 


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