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Intervista a Mario Morisi
di Gianluca & Gaetano G. Perlongo
 
1. Professor Morisi, come nasce l'idea di realizzare una pièce teatrale sulla parabola Roberto Baggio?
 
Orfeo Baggio non è una parabola sulla storia o il personaggio di Roberto. Ha poco a che vedere con il vero Baggio, anche se le parole pronunciate dai protagonisti si basano su veri discorsi e dialoghi. Nel 1996, ho iniziato un romanzo su Baggio. Avevo raccolto 1.500 articoli e pezzi su di lui quando mio amico Alain Besset, un direttore di teatro di Saint-Etienne, mi ha chiesto di riflettere su una pièce teatrale. Punto comune tra tutte le sue messe in scena: la solitudine, la differenza, l'essere mostruoso, pazzo, di un altra razza, etc. Ho pensato che la storia d'un malcapitato prendendosi per il suo eroe poteva dare lo spunto per un spettacolo moderno e significante.
 
 
2. Quando ha veramente capito che il suo progetto era fattibile e come ha proceduto nello sviluppo di ricerca d'informazioni sul giocatore?
 
Il lavoro di documentazione mi serviva per il romanzo del quale ho appena finito il primo getto. Giovane, ero davvero una promessa, ho giocato nel Under 17 con Santini, nella nazionale scolastica, poi a 17 anni in C1. Ammiravo Piantoni, un 10 francese di origine italiana simile a Puskas, poi… Rivera, il mio eroe di gioventù, infine Platini, anche se caratterialmente e moralmente non ne andavo pazzo. Quando Roberto è comparso, sono stato stregato. Da allora, tra il mio archivio, sono comparse "Gazzette", "Guerini" e "France Football", mi sono organizzato insomma!
 
 
3. Tutti definiscono Roberto Baggio il poeta del pallone, quali aspetti poetici trae dal Baggio uomo?
 
"Poesia", "Magie", "Piccolo Principe", "Dio". Andiamoci piano. Se vogliamo capire il mistero Roberto dobbiamo avere in mente che forse è il calciatore detto "magico" che ha avuto una carriera duratura. Lui è sempre stato freddo e cinico, propenso ad ascoltare attentamente le statistiche; e allo stesso tempo "poeta", che in greco classico significava "creatore", "inventore". Come me lo dissero Beccantini ed Aloi, lui è un infinità di cose allo stesso tempo, "tutto troppo", "una mosca bianca", "una casa con tante stanze ma senza dare l'impressione di essere un dedalo". Ecco l'origine della sua poesia, stupire sempre, lottare come pochi ma facendolo col sorriso e una gioiosa malinconia. Baggio è "l'idea dell'impossibile che diventa possibile", un impero di ossigeno nell'afa soffocante del pensiero unico.
 
 
4. Il suo spettacolo alla fine mette a confronto un uomo con un destino che non è il suo (vedi parte di usa '94), pensa che anche Roberto a Pasadena stava lottando con un destino già scritto e soprattutto che non era il suo?
 
Siamo in contatto permanente con la gente di Roby e la "Roberto Baggio Official Passion Network". Ci hanno aiutato, ci lasciano lavorare in piena libertà. Ma abbiamo deciso di essere precisissimi. L'Orfeo, pièce teatrale, è un pezzo sperimentale sulla follia di un uomo che si prende per il suo eroe. E stato scoperto dribblando vicino al cadavere di una bibliotecaria stuprata e uccisa. Questo "Roberto" è un pazzo privo del senno della realtà, un sognatore per cui Roberto è Dio l'inspiratore? O un assassino che approfitta del caos esterno (vedi finimondo, G8 di Genova, Twin Towers) per trasgredire le leggi umane e sfidare le forze dell'ordine? Questo non ha nulla a che vedere col vero mondo di Roberto. Il personaggio, il carattere è la sponda della follia di Roberto, non è lui né una parabola su di lui. Per il rigore finale (Vi raccomando il documentario tedesco "The Final Kick", Pasadena 94 visto da 85 televisioni nel mondo, stupendo), ci siamo tutti confrontati ogni tanto. Qui la parabola vale.
 
 
5. Trova che ci sia un'affinità elettiva fra Baggio ed Ayrton Senna?
 
Darwin Pastorin, giornalista e scrittore, ha fatto sì che la dolce follia brasileira diventasse celebre. La torcida brasiliana temeva moltissimo il grande Baggio. Essendo gente che conosce il calcio hanno detto che Roberto, per il bello del Calcio, non aveva sbagliato il penalty, ma che Senna, sceso su terra per vedere la partitissima, aveva soffiato la palla sopra la traversa. Per quanto riguarda un paragone tra Senna e Roberto, non vedo troppo. Ce ne sono, per forza, ma non mi sembrano cosi stringenti. Senna era abbastanza conformista, il suo genio si esercitava ad alta velocità, nel dettaglio, aveva un strano sguardo triste ma non vedo similitudini fortissime tra le due figure.
 
 
6. In una sua precedente dichiarazione ha affermato che campioni come Maradona e Tyson saranno ricordati più per i loro fallimenti di vita che per le imprese sul campo di battaglia, cosa crede che differenzi Baggio da loro?
 
Era a BresciaOggi. Marco Bencivenga (a cui dobbiamo molto, fu il primo a crederci con Tommaso Cervone del RONP) mi ha fatto parlare per due ore, poi ha dovuto scrivere due pezzi prima delle 12 di sera. Ho detto che I grandissimi campioni si classificano in due grande categorie: i colli bianchi come Beckenbauer o Platini che diventano politici del loro sport e raggiungevano i Vip ed i capitalisti. I geni sregolati che vengono dal fango e spesso non possono fare a meno di ritornarci: George Best, Maradona, Tyson. E poi… pochi altri che sono "eccezionali" in tutto. Cantonà fa da spartiacque tra Maradona e Baggio, fa l'attore, gioca beachsoccer, scrive filmini. Sono sicuro che la differenza maggiore tra Roberto e tutti gli altri sta nel fatto che ha la voglia spirituale di costruire la sua vita e di intraprendere cose di valore dopo il calcio. Se ci penso, forse Muhammad Ali ed Arthur Ashe fanno parte della sua stessa categoria.
 
 
7. Lei stesso afferma che l'italiano l'ha imparato leggendo la Gazzetta dello Sport che suo padre si faceva mandare dall'Italia, ha scoperto sulle rosee pagine del quotidiano sportivo la persona di Baggio o dove?
 
La Gazzetta, il calcio e la radiolina, quando mio papà, mia mamma ed io eravamo in spostamento per il suo lavoro sui cantieri. Baggio lo conobbi sulla Gazzetta ed il Guerino nel 1988, quando avevo già pubblicato due romanzi e sono sbarcato a Marsiglia per amore. Parlavano di questo genio sfortunato che usciva dall'inferno degli infortuni dopo due stagioni sprecate a cercare la salute, la sua personale Euridice. L'Orfeo c'era già.
 
 
8. In passato ha dichiarato che Roberto Baggio contiene in sé più "Baggi", quale aspetto della complessa matriosca psichica di Roberto viene evidenziato nel suo spettacolo?
 
"Baggio dà un'idea dell'infinito" hanno detto due esperti diversi come Andera Aloi e Roberto Beccantini. Poi le sue dicotomie sono famose, e se vogliamo anche troppo comode: "Buddista nel paese del Papa", "Lieve e decisivo", "timido e casinista", "spirituale e vicino alla gente di paese", si potrebbe continuare per anni. Tanto per fare un piccolo paragone: ho 52 anni e le mie articolazioni sono ridotte in uno stato tremendo. Cammino spesso da vecchietto. Roberto, dopo migliaia d'ore passate a lottare contro la degenza del suo corpo, e pervenuto a preservare l'essenza della sua arte: è leggero, sciolto, aereo, patina tra le difese, sembra spesso "al rallentatore", gli altri attorno a lui… dieci volte più potenti, palestrati, ma non ci capiscono nulla. Esempio il gol contro la Lazio ed i visi dei giganti Stam e Mihjailovic quando ha segnato quel cucchiao alla cieca!
 
 
9. Nel suo spettacolo, pare sia sottovalutato l'aspetto spirituale del giocatore, quanto crede che la fede abbia influito sul rendimento sportivo e umano del suo discepolo?
 
Sempre la stessa cosa, L'Orfeo è un pezzo che parla della perdita dell'identità, dell'influenza che i nuovi eroi hanno sulla povera gente. È un omaggio trasversale ma non parlo di Baggio e delle sue imprese private, come quella buddhista, non me lo sarei mai permesso. Comunque, direi che l'Orfeo è per forza spirituale. Quando un uomo lotta solo contro l'ordine delle cose e per i suoi sogni - accettabili o meno - egli rivive la storia di Don Chisciotte. Comunque, devo ammettere che il personaggio Baggio permetteva questo dibattito e questa problematica con più efficienza che non Vialli o Zidane, Giggs o Del Piero, grandi campioni "normalissimi"; perfettamente moderni e adatti al pensiero dominante: riuscire, investire, capitalizzare.
 
 
10. Per il debutto ha scelto Saint-Etienne, città che vide la prima operazione al ginocchio di Baggio, quali aspetti simbolici (se c'è ne sono) vuol esaltare in tal modo?
 
É il genio del destino. Nel 1994 ho incontrato il solo uomo di teatro che avrebbe potuto condurmi a scrivere per la scena. E di Saint-Etienne (sola società francese col l'Olimpique ad aver (o aver avuto) un inizio di riconoscenza nel calcio mondiale). Aveva fatto il regista per "Uccidere i vecchi calciatori" nel 1995. Come tutti sanno, non c'è azzardo. Aspetti simbolici? Beh… mia mamma è nata il 18 febbraio (compleanno di Roby) e mio defunto babbo il 23 agosto (compleanno di Eddy, fratello minore di Roby).
 
 
11. Francia e Parigi, nazione e città che hanno regalato a Baggio le pagine più belle della sua carriera (Juventus-Paris SNG, pallone d'oro e terzo mondiale), per il debutto nella capitale francese, spera che ci sia anche il diretto interessato in prima fila ?
 
Il debutto avrà luogo al Opera di Besançon, mia città, giovedì 3 giugno. Sarà una "prima mondiale" e ci sarà tanta gente di Parigi, d'Italia e d'altrove. Poi all'interno della pièce ci sono musiche live e immagini filmati. Andrà a Saint-Etienne, Tolosa, Marsiglia, Sochaux, e probabilmente a Nizza in lingua italiana, forse in Italia tramite i Centri Culturali Francesi di Roma, Firenze, Milano, etc. Parigi sarà il marchio del successo, la consacrazione. Se ci sarà, vorrà dire che c'è lo meriteremo come una partita di calcio o un campionato, fino all'utimo fischio...
 
 
Ah, me ne pongo io una, di domanda?!!?
12 : Parla del tuo romanzo...
 
Ne parlerò tra un mese!
Interessati?
 
Conta 350 pagine, ho aperto il cantiere 7 anni fa, ho girato l'Italia, passato mesi sul mio pc, redatto tre versioni e adesso ci sono. Spero di essere all'altezza.

 


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