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Messaggio
di Edgar Morin


Si può elaborare un progetto per un nuovo cammino di fratellanza e di cooperazione tra i popoli che si affacciano su un mare che rappresenta la culla di alcune tra le più antiche civiltà umane? L'impresa è ardua per l'intreccio di elementi politici, religiosi, antropologici, economici e storici componenti il complesso humus culturale e sociale del Mediterraneo, in una situazione dove, da Oriente a Occidente, nel Maghreb come nel Machrek, ovunque è divisione; in un'alternativa lacerante tra il processo della modernità e della laicità da un lato - vissuto in gran parte come un processo omologante, distruttivo, nordcentrico - e la valorizzazione delle tradizioni e delle culture locali dall'altro. Valorizzazione che, rimanendo su un piano puramente difensivo, o non riesce a contrastare efficacemente il processo di omogeneizzazione, o si rifugia in una sorta di elogio della tradizione della tradizione, dando vita a un fondamentalismo di segno contrario, in una prospettiva gravida di nuove tragedie, senza altra via che quella di una lotta feroce tra opposti integralismi. Avviare il dialogo tra queste due posizioni contrapposte sembra essere il cammino per contenere le grandi diversità e conflittualità che agitano il Mediterraneo. Sottolineare il patrimonio di valori di entrambe le concezioni e trasformarle in una ricchezza cooperativa, può costituire una nuova possibilità per il Mediterraneo. C'è incontestabilmente uno "Stare al mondo mediterraneo". Un anfiteatro in cui convivono spesso attori che recitano una parte già vista, logora e prevedibile, ma anche un palcoscenico ove il genio mediterraneo ha saputo in ogni epoca riaffermare e rinnovare la sua creatività e la sua fabulazione, a nessun'altra eguale. Il 'mare nostrum' dispone di luoghi unici per la ricerca, la formazione, l'accoglienza, l'arte e lo spettacolo. Dispone inoltre di culture del mare e della tolleranza, dell'avventura e della convivialità, di saperi che non subiscono passivamente la competizione selvaggia che ha portato oggi società, anche economicamente avanzate, sull'orlo - e a volte oltre I'orlo - di barbarie inaudite: in quella situazione di anomia, di suicidio collettivo e violenza disperata o insensata che, ad esempio, permea gran parte delle metropoli ricche del nostro pianeta. Dispone, insomma, di un'apertura mentale in grado di restituire all'Europa i luoghi della sua infanzia e il senso profondo di un'umanità che sappia gioire e sorridere ancora della vita: elementi fondativi e costitutivi della stessa identità europea. Questo enorme potenziale è ancora disperso, separato, organizzato solo in modo spontaneo e frammentario. Ai popoli e alle istituzioni del Mediterraneo spetta il compito di invertire la rotta per diventare un soggetto attivo di pensiero e di azione politica che promuova un proprio sviluppo autonomo, economico e culturale a un tempo. Per favorire il processo di unificazione europea in modo che lo "stare al mondo mediterraneo" sia uno dei suoi fattori costitutivi. Per dar vita a una Med-Europa che coevolva con la Mittel-Europa.

Parigi, giugno 2001

 


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