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Edgar Morin. Un Viandante della Complessità
di Enrica Marano
Armando Siciliano Editore

l'opera

In questo saggio l’autrice, dottore di ricerca presso il Dipartimento di filosofia di Messina, analizza il percorso teoretico che conduce Edgar Morin da una conoscenza fondata sul modello riduzionista ad una che tenga conto della dialettica della complessità interpretativa del reale. In particolare, l’Anselmo sottolinea il contributo fondamentale dato da Morin nell’operare un capovolgimento del paradigma della scienza classica. Attraverso il ripensamento di alcune problematiche proprie delle discipline economiche e politiche, il pensatore francese, infatti, propone una nuova chiave epistemologica in grado di abbattere le cosiddette “idee mito” tipiche dei “sistemi chiusi” e al contempo di aprire la strada verso nuovi orizzonti metodologici capaci di esprimere la categoria della complessità. Il saggio, che si articola in otto brevi capitoli, fa ripercorrere al lettore la stessa strada che condusse Morin, dopo l’esperienza drammatica del comunismo, alla comprensione di quei fattori storici che avevano impedito la realizzazione di una cultura libera e la conseguente formazione di una società aperta. L’analisi ideologica-politica presto si allarga alla sfera della svolta metodologia avvenuta a partire dalla seconda metà del 900 e che ha investito diversi settori d’indagine teoretica, infatti “Morin vuole mettere in evidenza come la fisica classica, considerata come scienza esatta, sia stata presa a modello da tutte le altre scienze che hanno infatti costituito il loro oggetto nell’isolamento rispetto all’ambiente e all’osservatore, ma soprattutto come le rivoluzioni scientifiche e le nuove teorie geometrico-fisiche abbiano scosso dalle fondamenta il tradizionale paradigma riduzionista-meccanicista e fatto crollare pertanto tutta l’impalcatura dei saperi che vi era stata costruita sopra.” (p.38). Morin invita ad inagurare una nuova cultura che sia espressione di una società nuova in cui coesistono il caso e l’aleatorio e dove il “disordine” risulta essere parte complementare dell’ordine e della regolarità. Il riconoscimento delle contraddizioni insite nel reale conduce a prendere atto dell’esistenza di un “sana dialettica” in cui gli opposti convivono senza che l’uno sia necessariamente assorbito dall’altro. Egli auspica la nascita di un sistema sociale eco-auto-organizzatore, cioè di un’unità complessa in cui gli eventi e la contingenza vengano integrati con “l’ordine, le leggi, e di sfruttarlo, sfuggendo al dominio di determinismi triviali, a favore della crescita del sistema sociale stesso” (p.79). Il testo in questione si presenta chiaro e puntuale nei riferimenti bibliografici, i capitoli scorrono fluidamente consentendo al lettore una chiara comprensione del pensiero moreniano anche per chi per la prima volta si approccia allo studio della problematica della complessità. Se ne consiglia, pertanto, la lettura a tutti coloro che desiderano seguire l’odierno dibattito epistemologico.

 


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