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Poeti a Cuba. Tutte le strade portano al mare
di Danilo Manera
Silvana Editoriale

l'opera

Non può lasciare indifferenti il coraggioso slancio di Freddy Longo nell'abbandonarsi al fascino contraddittorio dell'Avana per condurre una caccia al tesoro sulle orme della poesia cubana attuale, partendo dal mare e nel mare risciogliendosi, come una vela o un riflesso, un orlo di schiuma o un relitto levigato dai flutti e dal dolore.

Nella città abbacinata dal sole e schiaffeggiata dagli acquazzoni, decorata dall'estro e rosicchiata dalle carestie, tra fatiscenze e splendori, Freddy Longo vive ore serene, emerse per miracolo dalla casualità della vita. Raccoglie testimonianze delle mille difficoltà dell'essere artisti liberi o disperati sull'isola (fino alla persecuzione e alla prigione), ma sente anche nelle vene un ritmo raro, disponibile alla creazione e all'amicizia, e intomo il lievitare del talento cubano. Non importano gusti spiazzanti, bibliografie inafferrabili o devianze private nel ricordo. A volte è un felice errore di calcolo a trasformare l'aritmetica in poesia. L'ingenuità dello sguardo è peraltro spesso solo apparente.
L'incontro, il volto, il gesto valgono più del foglio con quelle righe distillate dall'anima. La poesia è un modo per muoversi, lento come un autobus disastrato o rapido come un battito di ciglia.

Freddy Longo entra con grazia immediata a Cuba, come se fosse sua da sempre. Sa cogliere dettagli minimi e fondamentali: una pettinatura, un affetto, una maniglia. Scene surreali, tenere o violentemente realistiche, come le confessioni di un transessuale molestato seguite dalla macellazione di un maiale. La promessa fatta a un amico caduto in lontane battaglie politiche gli impone una radicale apertura all'ascolto. Anche quando la storia che arriva è quella, intensa e dura, di un taxista illegale insegnante di storia, ferito e tradito dalla rivoluzione, che s'arrabatta affinchè i suoi due figlioletti fuggano da quell'incubo. E si sfoga con il bislacco medico scrittore per aggiungere un po' di verità alla poesia dei suoi appunti.

Freddy Longo mastica riso e fagioli, accetta inviti, smarrisce tracce, s'innamora un po' di tutto e soffre un po' per ogni cosa, perché l'amore, il più delle volte, fa male, come gli dice un restauratore cubano. Ma non perde il sorriso nemmeno davanti ai poliziotti che lo interrogano su incontri indebiti. Si fa predire il futuro, ma non ha bisogno che nessuno gli dica che all'Avana ci tornerà, eccome.

Ricorre in questo libro l'immagine del pesce restituito al mare. Così viene voglia di restituire il guizzo vitale alla città, all'isola, alla gente, ai poeti che l'hanno reso così scintillante tra le nostre mani. L'Avana raccontata, cantata e fotografata da Freddy Longo è una finestra madida di mare, senza vetri e senza casa attorno, ormai sfarinata via al vento. È un risveglio all'alba sul primo e ultimo molo del mondo, con in tasca solo il dono di qualche verso, umido e salino.

Il testo

Freddy Longo, Poeti a Cuba. Tutte le strade portano al mare, pp. 127, Silvana Editoriale, 2004.

Per gentile concessione del web site http://www.tangram.it

 


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