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Buddismo di Nichiren Daishonin
di Andrea Lunardi

Il Buddismo non indulge in speculazioni metafisiche sulle cause prime; non ha una teologia o una divinità e non c'è deificazione del Buddha. Il Buddismo guarda con autentica schiettezza alla nostra condizione di esseri umani, non ha nulla a che fare con il credere vero qualcosa perché lo si desidera intensamente.
Tutto è basato sull'osservazione diretta del Buddha delle cose così come sono. Tutto ciò che il Buddha ha insegnato può essere verificato dalla nostra stessa sperimentazione su come vanno le cose.
Se guardiamo alla nostra esistenza in modo semplice e schietto, vedremo che tutto è contraddistinto da frustrazione e sofferenza. La vita è dolorosa e frustrante. Infatti, se siamo onesti con noi stessi, ci sono delle volte in cui si è francamente infelici.
Soffriamo perché siamo costantemente in lotta per la sopravvivenza. Cerchiamo continuamente di provare la nostra esistenza. La nostra lotta per sopravvivere e il nostro sforzo di provare la nostra esistenza e rendere immutabili le nostre relazioni non sono necessari. Noi e il mondo possiamo andare avanti tranquillamente senza tutti questi atteggiamenti superflui.
Potremmo creare delle relazioni semplici con il nostro mondo, il nostro caffè, il nostro coniuge o gli amici. Questo si può fare se abbandoniamo le nostre aspettative su come le cose dovrebbero essere.
Il modo, il sentiero, che conduce all'eliminazione della causa delle sofferenze è la meditazione. Qui meditazione è intesa come pratica della concentrazione-attenzione/consapevolezza, shamata/vipashyana in sanscrito. Si fissa l'attenzione sulle cose con cui siamo abituati a torturarci, si diviene concentrati nell'abbandonare le aspettative su come le cose dovrebbero essere e da questo emerge la consapevolezza di come le cose siano realmente.
Si inizia a sviluppare la comprensione che le cose sono piuttosto semplici, nella realtà, e che riusciamo a cavarcela benissimo con noi stessi e con gli altri nel momento stesso in cui smettiamo di essere contorti e manipolativi.
La meta del buddista è il Nirvana. Molti avranno sentito parlare del Nirvana come di una sorta di equivalente orientale del paradiso. In realtà, Nirvana significa semplicemente "cessazione". É la cessazione della passione, dell'aggressività e dell'ignoranza; la cessazione della lotta per provare la nostra esistenza nel mondo, per sopravvivere. Dopo tutto, non è necessario lottare per sopravvivere. Siamo già sopravvissuti e sopravviviamo tuttora; la lotta è solo una complicazione extra che abbiamo aggiunto alle nostre vite perché abbiamo perso la fiducia nel modo in cui vanno le cose. Non avremo più bisogno di manipolare le cose per farle diventare, da ciò che sono, quello che vorremmo che fossero.

Nel Buddismo di Nichiren Daishonin si pratica recitando di Nam-Myoho-Renge-Kyo (mantra) davanti al Gohonzon (mandala). Questa viene definita la pratica di base, mentre il supporto è costituito dalla lettura del Sutra del Loto, particolarmente dei capitoli Hoben (II) e Juryo (XVI), che Nichiren considerava particolarmente importanti. Myoho Renge Kyo è il titolo del Sutra, che riassume in se tutto il potenziale mistico e filosofico del Sutra stesso. Nam è la contrazione di Namu, che significa "dedicazione", l'intera frase significa pertanto: "Dedico la mia vita alla mistica legge del Sutra del Loto". Il Gohonzon è un mandala, cioè un cosmogramma: è una copia del Dai-Gohonzon che Nichiren ha inscritto per tutta l'umanità e rappresenta la Cerimonia dell'Aria descritta nel Sutra: la fusione di realtà oggettiva e saggezza soggettiva, la comprensione della natura di tutti i fenomeni: in altre parole, l'illuminazione. Recitando Nam Myoho Renge Kyo davanti al Gohonzon, è possibile far emergere il potenziale di Buddità che è presente in tutti gli esseri e attraverso una pratica assidua e costante, stabilirlo come condizione vitale di base. Questo ci permette di esprimere saggezza e compassione nella nostra vita quotidiana, migliorandola sotto ogni punto di vista. Il punto fondamentale è che tutti possiedono la Buddità ad uno stato latente: ognuno può intraprendere "La Via" e conseguire lo stato di Illuminazione, come Shakyamuni e gli altri Budda. Da questo consegue che tutti gli esseri sono degni del massimo rispetto, dal momento che sono in ultima analisi dei potenziali Budda.

La Mia Esperienza
Mi sono convertito al buddismo il 22 dicembre 2002 e non ho mai creduto pienamente nella religione cristiana, sono sempre stato scettico e dubbioso sull'esistenza di un essere superiore e divino che decide il nostro destino. Praticamente "ero cattolico" perché lo era e lo è tutt'oggi la mia famiglia, ma quando sono cresciuto ho riflettuto. A 15 anni ho smesso totalmente di credere in Dio ed ero piuttosto "rabbioso" con i credenti e confuso sull'argomento religione e senso della vita, argomenti importantissimi per me che sono distrofico dalla nascita. Ho sempre sentito la parola Buddismo, perché fin dagli otto anni sono innamorato di Roberto Baggio, ma non sapevo che tipo di religione fosse fino a che non ho deciso, grazie all'aiuto di un amico, di informarmi. Ho letto libri e mi sono documentato. Il Buddismo ha risposto alle mie domande di cui ho parlato sopra e dopo aver valutato le diverse scuole buddiste ho scelto Nichiren Daishonin, ma non sono iscritto alla Soka Gakkai. Col Buddismo ho sconfitto la depressione, prova tangibile che praticare fa bene e funziona. Praticando, ho acquisito certezza nei miei mezzi e consapevolezza che SE VUOI PUOI. Il Buddismo t'insegna che per ottenere i risultati che vogliamo dobbiamo credere in noi stessi, con determinazione. Sempre.

 

 


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