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Post Nubila Phoebus di Nicolino Longo
a cura di Gaetano G. Perlongo




Nota di Gilberto Finzi

"Poesie (quelle di Nicolino Longo) ‘divertenti’, se l’aggettivo non disturba e non pare troppo frivolo (ma essere divertenti è proprio di pochi scrittori…), per una serie di ‘giochi’ compositivi dettati da un gusto satirico e grottesco.
  Guidati con mano ferma dall’ossimoro, analogie e rovesciamenti diventano ancor più significativi nella brevità epigrammatica dei testi più recenti usciti, per la prima volta, sulla rivista ‘Origini’ (di Raffaele Crovi), dove definitivamente risalta il carattere aforistico dei suoi versi, il loro ironico andare verso un’eticità insolita nei nostri tempi di astrazione e confusione poetica.
  Insomma, la vitalità delle contrapposizioni, degli spostamenti verbali/irrazionali o delle antinomie esistenziali si rovescia in giudizio etico e in rivolta contro i luoghi comuni del quotidiano".

Nota di Vico Faggi

“Penso che Giambattista Vicari, storico direttore del “Caffé”, tutore degli umoristi e della satira cultore, avrebbe amato certe poesie di Nicolino Longo, e volentieri le avrebbe ospitate sulla sua rivista, in esse apprezzando la frequenza di aforismi ed epigrammi, di paradossi e giochi di parole. E’ la poesia dell’ossimoro, del nonsenso, del mondo alla rovescia. Non per nulla Longo cita, in apertura, una sentenza di Seneca: Nullum magnum ingenium sine mixtura dementiae fuit. E Raffaele Nigro, nella prefazione, sottolinea la carica ribelle che assume questa poesia che ora è burlesca ora è satirica (e ora qualcosa di più).

     A me sembra che, nei suoi esiti più sicuri, Longo non sia soltanto un abile giocoliere, un prestidigitatore di sillabe e fonemi, un accanito sperimentatore del linguaggio ludico. Mi sembra, anzi ne sono convinto, che ci sia dell’altro, se percorriamo con attenzione e perseveranza la strada delle sue acrobazie. E vediamo  dunque le risultanze di qualche esempio.

“Sempre andai per mete/ che raggiunsi domani// e a cui altri/ approderanno già ieri”: qui non c’è soltanto l’esibizione dell’assurdo;  c’è anche il bilancio della vita di un uomo che è consapevole di non aver raggiunto quella meta cui altri sono pervenuti troppo facilmente. E il confronto è pungente.

     “Spalancai porte e finestre//. Chiusi a chiave/ tetto e pareti// e mi addormentai”:  il senso è, credo, che il poeta ebbe a pagare il fio della fiducia riposta, che non fu rispettata. E qui c’è l’amarezza dell’esperienza vissuta come delusione.

Ridatemi i lupi avrebbe trovato ampia ospitalità nella rivista di Vicari, con quel suo scorrere tra lupi e lupanari e lupare. E’ qualcosa di non banalmente satirico.

     Questo sì fu amore è veramente, al di là del nonsenso, genuina poesia d’amore, grazie a quel rapporto dell’anima e dei sensi che fece trascendere ai felici amanti la quotidianità dei loro comunissimi gesti.

     Muta il tono in Il mio paese, dove le immagini ilari e festose si pongono come equivalente del rapporto umanissimo del poeta con la gente e le case e le strade. Il paese stesso abbraccia il paese con i suoi vicoli, gli sorride con le crepe dei suoi muri, gli fa festa con gli schiocchi, ai balconi, dei suoi bianchi lenzuoli nei giorni di vento. Felice è la sintesi tra l’elemento immaginifico e quello ludico nel fuoco di un sentimento verace.

Profilo dell'autore

NICOLINO LONGO (Maturità magistrale, con studi in Lingue e Letterature straniere intrapresi e non seguiti) è nato a Praia a Mare il 25 novembre 1950 e risiede a S. Nicola Arcella, CS (caselpost 8). Ha al suo attivo tre volumi di poesia: Gocce amare di pensiero, 1975; Questa vita che tanto amo e tanto odio (Poesie scelte), 1982, e Se sto zitto ascoltatemi, 1989. Fra i suoi inediti, ancora due sillogi poetiche, La luna a tracolla/il sole in mano e Lo sguardo dei ciechi/il passo dei morti, una monografia, di circa mille pagine, su comete e dintorni, un volume di 100 problemi et ultra (da lui enunciati e risolti con equazioni o sistemi di equazioni fino a 4 incognite), frammezzo al quale un inserto di Meccanica celeste a indirizzo cometario per astrofili neofiti (250 pagg.), nonché una crestomazia di poeti e una raccolta di articoli su S. Nicola Arcella e paesi contermini.
  È stato curatore di alcune opere del tragediografo-poeta-scrittore Franco Lo Schiavo (fondatore, e presidente fino al 1984, del premio "S. Nicola Arcella", da alcuni anni reperibile anche su Internet), ed è, da alcuni decenni, appassionato promotore di una costituenda biblioteca di poesia antica, moderna e contemporanea (con, all’attivo, già oltre diecimila testi).


Il testo

Nicolino Longo, Post Nubila Phoebus, Bastogi editrice, 2003.



Per gentile concessione dell'autore. 

 


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