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Laboratorio di lettura: Pellegrinaggio civico
a cura di Gaetano G. Perlongo

Febbraio 2006

 

Rivisitando “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar, posso asserire che leggere i libri è come costruire ancora granai individuali, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire.


Felicia e le sue sorelle

Venti donne raccontano di padri, mariti, fratelli e figli assassinati dalla mafia. Di figli, come fa Felicia Impastato «nuova madre coraggio che ha saputo riportare il suo straziante dolore per l'assassinio del figlio Peppino, nella linfa vitale di un impegno instancabile in difesa della giustizia e della legalità contro le trame criminali» (Dal messaggio di Carlo Azeglio Ciampi per la scomparsa di Felicia Impastato).

In questo libro sono raccolte venti conversazioni con madri, figlie, sorelle e mogli, che ci riportano le figure di sindacalisti, magistrati, giornalisti, uomini delle forze dell’ordine e persone comuni, tutte per sempre costrette al silenzio per mano di mafia. È un percorso nella memoria storica siciliana che si compie in un momento difficile, come l’attuale, in cui da troppe parti si sostiene che parlare di mafia nuoce alla Sicilia e alla sua immagine. Le donne raccontano e si raccontano, andando al di là del dolore e affrontando anche temi di stringente attualità: l’impegno per la legalità e la convivenza civile, la difesa dei diritti di libertà e giustizia, la lotta alla connivenza e all’omertà. Poi da queste storie emergono anche emozioni diverse, con ricordi e aneddoti che ci fanno conoscere qualche cosa in più dell’aspetto umano e privato delle persone ricordate. È un racconto corale, con diverse protagoniste, nel quale, come sul palcoscenico di un teatro, ognuna aggiunge un tassello alla storia di tutte, cercando di colmare il vuoto di memoria che purtroppo accompagna tante di queste drammatiche vicende. Accanto alle parole delle donne, ci sono poi le fotografie che le ritraggono, spesso con oggetti e ricordi delle persone che non ci sono più. L’idea del libro è nata dall’incontro determinante avuto nel maggio 2003 dall’autrice con Felicia Bartolotta, madre di Peppino Impastato. A lei, in particolare, il libro è dedicato.

Gabriella Ebano laureata in Storia, vive tra Roma e la Sicilia, terra natale del padre, dove svolge attività di fotografa in campo sociale ed etnografico. Insegna fotografia presso scuole pubbliche e istituzioni private. Coltiva, da sempre, una forte passione per la scrittura.

Gabriella Ebano, “Felicia e le sue sorelle”, pp. 376, Ediesse, Roma, 2005.


Nicola Scafidi. Fotografie

Nicola Scafidi nasce a Palermo nel 1925. A 10 anni inizia a frequentare lo studio fotografico del padre, dove impara ad amare la fotografia e il lavoro in camera oscura. Giovanissimo affianca alle fotografie scattate in studio e a quelle di matrimonio, le fotografie di cronaca giornalistica. Dopo lo sbarco alleato esegue i primi reportages sul banditismo e sul separatismo in Sicilia. Scafidi collabora per venticinque anni al quotidiano "L'Ora" di Palermo, testata che negli anni Cinquanta inaugurò un nuovo modo di fare giornalismo, rispetto alle precedenti abitudini della stampa locale. Tra le novità vi era senz'altro lo spazio che dava all'immagine, alla forza del documento fotografico e alle emozioni che esso sapeva riprodurre. Sulle sue pagine vennero pubblicate foto di Scafidi che sarebbero poi divenute note in tutto il mondo. Il fotografo siciliano ha inoltre collaborato per decenni con i quotidiani la "Voce della Sicilia", "L'Unità", "il Giornale di Sicilia". I suoi servizi fotografici sono stati pubblicati da alcuni quotidiani stranieri quali "The New York Times", "Daily Telegraph" ecc. e da importanti riviste come "Life", "Stern", "der Spiegel", "Paris Match". Per molti anni è stato corrispondente dell'Associated Press, dell'United Press e dell'Agenzia Giornalistica Italia. Nel 1966 l'Interpress Photo di Mosca bandisce un concorso sul tema "Per la pace e l'amicizia, per l'umanesimo e per il progresso" cui Scafidi partecipa su invito del giornale "L'Ora". Su 1.106 fotografi provenienti da 71 paesi, l'autore viene premiato con la medaglia d'argento per la serie "Foto di Sicilia amara, fino a quando?" Nel 1968 riceve a Milano il Premio Nazionale Fotoreporter. Ha partecipato a numerose mostre in Italia e all'estero. Tra le più note si ricordano: Sicilia: trent'anni di regione, presso la Galleria d'Arte Moderna di Palermo; Centesimo anniversario della nascita di Lenin a Mosca (collettiva); Terremoto nel Belice, a Gibellina; In the days of Giuliano a Palazzo Comitini a Palermo; ha partecipato inoltre ad una mostra collettiva Immagini di un'altra Sicilia, organizzata dal Goethe Institut di Palermo, con varie repliche in Germania. Ha realizzato le fotografie di scena dei film Salvatore Giuliano ed Enrico Mattei. Suoi reprtages su tematiche sociali e storiche sono stati pubblicati nei libri: "Quelli della lupara" di Nicola Volpes, "Ricordando Sciascia" di Mario Grispo, "La favolosa Targa Florio" di Franco Grasso, "The honoured society" di Norman Lewis. Questo volume accompagna la prima retrospettiva che la città di Palermo gli dedica. In esso, nelle bellissime immagini che racchiude, c'è tutta la Sicilia dagli anni '40 alla fine degli anni '70: dalle manifestazioni separatiste, alla morte di Salvatore Giuliano, dal mercato ortofrutticolo di Palermo alle miniere di zolfo, dai bambini che giocano in strada alla corsa automobilistica Targa Florio, dal set de Il Gattopardo a quello de Il caso Mattei. E una lunga serie di ritratti: da Moravia a Luchino Visconti, da Paul Newman a Sophia Loren, da Richard Burton a Claudia Cardinale e tanti altri. La Sicilia vista da Nicola Scafidi ha interessato, e spesso sconvolto, lettori di tutt'Europa. Egli consegnava alle sue immagini nefandezze e fervori, come uno storico pignolo. Il suo stile è fatto di una miscela di cinematografia francese, neorealismo romano, realismo socialista, esigenza di prima pagina di un giornale gridato, come era "L'Ora". Mezzo secolo di scatti è ciò che troviamo in questo volume. Senza risparmi. Una coscienza civile che spesso oltrepassa quella personale dell'autore, per dare alle fotografie il carattere di documento tagliente. Ma la fotografia di Nicola Scafidi non è solo cronaca sociale. Essa emana un calore e un pathos irresistibili e offre un'utilissima lettura sociologica di un ambiente e di un'epoca, oltre a regalarci un esemplare saggio circa il valore stesso dell'estetica fotografica. Le sue immagini, illuminanti reportage, si accostano anche al cinema, catturando i set siciliani di Visconti, Rosi, Rossellini. Ecco allora le magnifiche fotografie del tempo sospeso delle pause prima e dopo il ciack, dei registi e degli attori colti nel loro lavoro. Nei ritratti di Scafidi non c'è nessuna tentazione intellettuale e infatti procede diretta e priva di retorica la narrazione di questo piccolo mondo fatto di rituali minimi spesso commoventi, di gesti e di espressioni di profonda e indiscutibile dignità e bellezza.

Etrio Fidora, Nino Giaramidaro, Nicola Scafidi, “Nicola Scafidi. Fotografie”, pp. 128, Motta, 2001.


DANILO DOLCI - Testimonianze di ieri e di oggi

Il rapporto tra il pressupposto e l'opera effettiva così stretto e consequenziale è eccezzionalmente intrinseco. Non si tratta della interdipendenza che c'è in ogni autore degno di questo nome, ma di una dichiarata finalità umana e civile di valore specialmente formativo, per cui si è potuto parlare formalmente di maieutica... C'è in Danilo non solo come desiderio ma come convincimento attivo la intersoggettività dell'espressione, più precisamente della scrittura. Per di più la lingua contiene potenzialità creative dalle quali germoglia il gusto e anche il bello del discorso umano, il fecondo.

Germano Bonora, “Danilo Dolci – testimonianze di ieri e di oggi”, pp. 192, Edizioni Kurumuny, Calimera (LE), 2006.

I - TIGI. Canto per Ustica

I-TIGI è la sigla del DC9 Italia che, il 27 Giugno 1980, è precipitato con i suoi ottantuno passeggeri e membri dell'equipaggio nel 'punto Condor', dove il Tirreno è profondo 3700 metri. I-TIGI è poi uno dei capitoli più belli del romanzo di Del Giudice "Staccando l'ombra da terra". Quelle pagine furono il nucleo di partenza dello spettacolo "I-TIGI Canto per Ustica", portato sulla scena da Marco Paolini nell'estate 2000 a Bologna e Palermo, e trasmesso in tv da Rai Due. Del Giudice e Paolini hanno lavorato per mesi sull'istruttoria del giudice Rosario Priore, che ricostruisce la ragnatela immensa di testimonianze vere e false, reticenze e coperture che ha avvolto la sorte delle 81 vittime di Ustica. Il "Quaderno dei Tigi" che qui pubblichiamo comprende, oltre il copione dello spettacolo, due testi originali nei quali Del Giudice e Paolini mettono in scena l'evolversi del loro progetto, lo stupore e la passione civile che li hanno guidati, nonostante le difficoltà, nel trasformare tecnologia, dati aridi e frammentari, perizie tecniche, atti giudiziari, in una narrazione di grande tensione emotiva. IL VIDEO: "I-TIGI Canto per Ustica", tragedia per narratore e coro, è una messa in scena della ricerca del senso e della verità senza pregiudizi di alcun genere, attraverso un episodio che mette a confronto le normali vite di 81 persone con un quadro internazionale di conflitti tra Paesi che nel Mediterraneo si sfidano in silenzio sul filo della guerra. E i Tigi diventano così il nome di un popolo ignaro e sommerso, ma che non dimenticheremo più, perché potremmo essere noi.

Daniele Del Giudice, Marco Paolini, “I -TIGI. Canto per Ustica”, Libro + Video-cassetta, pp. 122, Einaudi, 2001.

Teatro civico

I cinque monologhi nati dalla collaborazione tra Marco Paolini e la trasmissione "Report" di Milena Gabanelli, sono riproposti in questo DVD accompagnato da un volume che è un racconto o un diario di bordo della genesi di queste storie. Un esperimento originale di narrazione televisiva in cui trovano spazio argomenti disparati: si va da "Binario illegale", viaggio autobiografico nell'Italia conosciuta stazione dopo stazione, attraverso i ricordi di un bambino cresciuto sui treni, a "U 238", simbolo del famoso 'uranio impoverito' di cui non si parla più, mentre si continuano a raccogliere dati su una malattia che colpisce i reduci delle missioni in Kosovo e Bosnia. Racconti in cui la 'forma breve' concentra storia, memoria e autobiografia collettiva.

Francesco Niccolini, Marco Paolini, Andrea Purgatori, “Teatro civico. Cinque monologhi per 'Report': U-238. Cipolle e libertà. Trecentosessanta lire. Binario illegale. Bhopal 2 dic. '84.”, Libro + DVD-Rom, pp. 122, Einaudi, 2004.

 


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