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Antonio Fiori, Trattare la resa
a cura di Gaetano G. Perlongo




Questa placchette d’arte di Antonio Fiori è un’occasione di bellezza. Perché certe poesie sono belle, senza null’altro dire. Borges direbbe che qui vi risuona musica e magia, parole non astratte, ma concrete e piene di significati condivisi. Un parafrasare che si fonda su un basamento di semplicità e di onestà, per il ritorno della parola alla sua fonte originaria, fatta di liricità e narrazione, di presenze e interlocutori reali o immaginari, della memoria.

 

La raccolta si apre con un dialogo con la sorella e si chiude con un ritorno nuovamente al dialogo, come elemento essenziale (bisogno) di ‘affermazione’, ‘tramite’ e ‘partecipazione’, “Che dirti, sorellina, se non che scrivo da due anni a notte fonda/ senza una penna, allo scarso lume del display/ se non che amo senza farlo o lo faccio senza amore sull’onda/ del ricordo…” (Che dirti, p. 5).

 

C’è un tono colloquiale, discorsivo, che parte dal quotidiano e che non trascura nulla, neppure gli oggetti più banali e comuni della nostra giornata (il telefono, il display, la stampante, la scrivania, le sedie), ma li rende fertile humus di una poetica che si sostanza di razionalità e immaginazione. E dentro il quotidiano si consumano le fatiche della lotta, le delusioni, le attese, le perdite, le infinite solitudini, la melanconia sottile e la consapevolezza che “per dirla tutta la poesia non basta/ nemmeno fosse un intero canzoniere” (p.13).

 

Un colloquio, che spesso è soliloquio, intimo e tutto interiore con se stesso, con tutti i presenti e gli assenti che affollano le nostre esistenze, per ritornare infine alla “stanza”, luogo riconosciuto e protetto, ma anche spazio d’attesa, dove mettersi e ri-mettersi in gioco, depositare le armi, trattare la resa. “(La stanza del dialogo) Aveva la porta socchiusa/ e una finta finestra/ un tavolo vecchio e una sedia/ e restava in attesa// Chiunque poteva decidere/ un giorno d’entrare/ -trovarvi qualcuno disposto/ a trattare la resa” (p.14).

 

Maria Pina Ciancio

 

L’autore

Antonio Fiori è nato a Sassari nel 1955. Ha pubblicato: Almeno ogni tanto (Milano, 1998), Sotto mentite spoglie (Manni, 2002), La quotidiana dose (LietoColle, 2006). È presente in diverse antologie e riviste, tra le quali: Antologia della poesia erotica contemporanea (ATì Ed. 2006), Il segreto delle fragole, 2004 e 2006 (LietoColle), Verso i bit-Poesia e computer (LietoColle, 2005), Il corpo segreto (Lietocolle, 2008), Verba Agrestia (LietoColle, 2008), Vicino alle nubi, sulla montagna crollata (Campanotto, 2008), Febbre d'amore (Tellus29, Labos, 2008). Premio Montale Europa 2004 per la silloge inedita e menzione di merito, sempre per raccolta inedita, al Premio Lorenzo Montano 2008. Collabora a blogs letterari.

    
Il testo

Fiori Antonio,  Solodieci Poesie,  Trattare la resa, Lietocolle 2009, E. 5.

Link

www.lietocolle.info/it/fiori_antonio_solodieci_poesie_trattare_la_resa.html.

 


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