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Anno XI - N° 138 - Ottobre 2013

 

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Pensiero filosofico letterario
di Antonino Prestigiacomo




Quante volte vi sarà capitato di camminare nel centro di una grande città ed essere sovra pensiero. Quante persone vi saranno passate accanto, ognuna di loro con la propria storia alle spalle. Quante facce che raccontano storie, quante storie che raccontano immagini, spaccati di una vita che non conosciamo, né avremo mai, forse, la fortuna di conoscere. Ogni storia è una gemma, quasi che la vita fosse una corona di pietre preziose da incastonare l'una accanto all'altra. Triste il diamante che non vive in una miniera, ma in un ruscello aspettando d'essere trafugato da un opportunista. Si snodano pensieri cicaleccianti, come cavalli imbizzarriti sciorinati per i prati dell'esistenza. L'amore l'imbriglia in una stanza cobalto, li accende appena, intrisi di brina, fuocheggiano come raggi all'aurora d'agosto.
Vale la pena continuare a pensare tra la folla? Mi chiedo in un secondo se il mare, così solo e immenso come appare, si senta soddisfatto di avere al suo interno la vita che brulica nei suoi fondali, senza avere interlocutori a specchio se non le stelle o il cielo, e come se parlasse con se stesso come un uomo quando chiede alla propria anima la favella. Quanta moltitudine inespressa va tacita in mondo a guadagnarsi il diritto di uno sguardo o di un sorriso, mentre migliaia di Cerberi si sbranano a vicenda per un gaudio immeritato o comprato.
Quanto vale il silenzio di una preghiera non vale il boato di un applauso.


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