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Antonio FIORI – “La quotidiana dose”
di Giovanni Nuscis




Di Antonio Fiori esce per i tipi di Lietocolle la  raccolta di poesie “La quotidiana dose” - dopo Poesie ritrovate, Libroitaliano(1997), Almeno ogni tanto, per le cure di Crocetti (1998),  Sotto mentite spoglie, Manni  (2002) – che comprende due sezioni di testi recenti, In vacanza”  e “Ultime”, e una di componimenti tratti dalla raccolta “Almeno ogni tanto”.

    La quotidiana dose – fughiamo subito ogni dubbio - è la dose di poesia che il poeta, ogni giorno, si concede; che si fa spazio, nei giorni, sbreco nel loro susseguirsi routinario, per irrorrarvi la sostanza energizzante che li consacra ad uno scopo, togliendo polvere ed ombre che li sovrastano e li attraversano, come nubi di gelo. La poesia pervade, così, l’intera esistenza, diviene irrinunciabile, percorso incontrovertibile. E “chi si fa” di poesia, al pari di più serie dipendenze, raramente smette  rinunciando alla sua dose giornaliera. Arthur Rimbaud è la più nota eccezione.

    Entrando nei testi, scopriamo che il viaggio che dà titolo alla prima sezione (Né sfida né abbandono/sia spartano, sia dono./Al ritorno reliquia/non sia sfoggio/ma vita) è ben altro che una parentesi vacanziera in luoghi notoriamente vacanzieri. Ci annuncia, anzi, l’autore, il viatico valoriale del suo viaggio terreno e poetico, e il nostro viaggio di lettori lungo l’itinerario del libro; e col viaggio, la destinazione, e lo spirito …Al ritorno reliquia/non sia sfoggio/ma vita. Quattro settenari, di cui uno spezzato, da cui desumiamo la weltanschauung del poeta, la sua idea del mondo, dello stare in questo mondo. Quasi un manifesto etico, ma con la doverosa sobrietà; un s.o.s. dentro una bottiglia lanciata nell’oceano, quello dell’afasia o del chiacchiericcio inutile, ma non innocuo: perché sprezzante della complessità, della noiosa e lenta intelligenza, dei pensieri cupi… Eppure è la leggerezza a dominare, in un equilibrio di sintesi descrittive e percettive, come vedremo nella successiva poesia eponima alla sezione “In vacanza” (E così sia./Una giornata trascorsa/senza posta, senza notizie/è benvenuta, mitiga la vacanza/-ascolto nel buio le onde/il tempo di sabbia che scorre/-penso ogni tanto a chi manca.). Un’alchimia riuscita, dunque, di levità e profondità, in queste poesie di Antonio Fiori, di nitore e di fugace addensamento, per il dischiudersi o l’alludere a un’alternativa di senso, magari per via metaforica, come in “Lido”, per quella fede perduta la mattina dal padre e ritrovata da un fratellino, prima che il sole calasse. Episodio, precisa l’autore in calce al testo, realmente accaduto e che pure per un attimo ci spiazza, ci induce comunque a riflettere su altra possibile lettura. Versi essenziali nel numero e nell’impeccabile sintassi, capaci di condurre il lettore tra le increspature del pensiero e delle emozioni, come nei componimenti in cui evoca persone care scomparse, come il Francesco e l’Eugenio di “Eredità”.

    L’agilità del libro, la brevità di molti testi paiono essere inversamente proporzionali alla densità dei temi e all’inadeguatezza del linguaggio; scelta di stile nient’affatto casuale da attribuire a “un'acuta consapevolezza della crisi stessa del linguaggio della poesia”, come evidenziò nella poesia di Fiori, da subito, Angelo Mundula (“L’Unione Sarda” 16 febbraio 1999); risposta forte e chiara a molta poesia ipertrofica e confusa, e al sempre più affollato, e - forse, anche per questo - inascoltato mondo della poesia.    


Il testo

Antonio Fiori, La quotidiana dose, Lietocolle (Faloppio), 2006.

 


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