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Maria Pina Ciancio, Storie minime e una poesia per Rocco Scotellaro
a cura di Gaetano G. Perlongo




I "versi imperfetti" di Maria Pina Ciancio danno voce a luoghi persi e continuamente cercati, "luoghi della sopravvivenza e dell'appartenenza". La loro imperfezione, di cui l'autrice si autoaccusa, è l'imperfezione della memoria, conseguenza del suo lavoro di ricostruzione, della sofferenza per le sue ferite ed i suoi vuoti. Come dice Massimo Sannelli nella bella lettera che accompagna questa raccolta, Maria Pina Ciancio 'rinuncia a rinunciare ai campi, quindi si espone al dolore dell'oltre la Svizzera', sua terra d'adozione. Anche lui vede in questi versi un'imperfezione destinale, che non può non perdurare al controllo severo del linguaggio e dello stile.

Il paesaggio lucano è mosaico laconico e doloroso, abitato da un'umanità silenziosa che ci appare in una sorta di familiare spettralità: 'Nei nostri paesi di notte.../siamo cani randagi...'; 'Lungo strade mezzevuote/ il vento arruffa il pelo delle capre'; 'Sei partito - il fuoco ormai spento/ e la chiave dietro la porta.' Dentro queste storie frammentate, illuminate spesso solo da un aggettivo o una metafora, nasce e si espande il ricordo di Rocco Scotellaro, l'eco della sua parola, il tentativo commovente di ritrovare la sua orgogliosa consapevolezza delle strade da prendere.
'Hanno memoria le strade/ tracce di perdite e di incontri/ di Santi e mendicanti'; 'La strada tutta di fronte adesso/ una vena che scoppia sul dorso del giorno'.

Rocco Scotellaro è prima affettuosamente chiamato per nome ('avremmo fatto i conti/ con le parole già dette di Rocco') quindi, dopo un lucido interrogarsi sui rimasti, diventa protagonista della poesia che Maria Pina Ciancio gli dedica in chiusura. Poeta e politico esemplare, Scotellaro qui diventa latore della sua stessa storia, una storia che merita d'essere raccontata al figlio, affinché s'accorga che 'Rocco è tuo fratello grande/ e ogni giorno è sempre nuova l'alba'.

"Ascolta figlio e impara l'amore e le preghiere
non straziarmi per dimenticanza il cuore
perchè vedi, Rocco è tuo fratello grande
e ogni giorno è sempre nuova l'alba" (p.40)

 

Antonio Fiori

L’autrice

Maria Pina Ciancio di origine lucana è nata a Winterthur (CH) nel 1965. Trascorre la sua infanzia tra la Svizzera e il Sud dell'Italia, dove attualmente vive coniugando la passione per l'insegnamento a quella per la poesia e la scrittura. Viaggia fin da quand'era giovanissima alla scoperta dei luoghi interiori e dell'appartenenza, quelli solitamente trascurati dai flussi turistici di massa, in un percorso di riappropriazione della propria identità e delle proprie radici. Ha pubblicato testi che spaziano dalla poesia, alla narrativa, alla saggistica. Tra i suoi lavori più recenti ricordiamo 'Il gatto e la falena' (Premio Parola di Donna, 2003), 'La ragazza con la valigia' (Ed. LietoColle, 2008), 'Storie minime e una poesia per Rocco Scotellaro' (Fara Editore 2009). Suoi scritti e interventi critici sono ospitati in cataloghi, antologie e riviste di settore. È presidente dell'Associazione Culturale LucaniArt e su internet cura uno spazio laboratoriale sul romanzo e la poesia in Basilicata http://lucaniart.wordpress.com/.

    
Il testo

Maria Pina Ciancio, Storie minime e una poesia per Rocco Scotellaro, Fara Editore, giugno 2009 - http://www.faraeditore.it/html/siacosache/ciancio.html.

Link

Maria Pina Ciancio, La ragazza con la valigia, Lietocolle, 2008.

 


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