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Matematica e cultura 2003
di Claudio Bartocci
Springer-Verlag Italia

l'opera

Dal 1997 i convegni "Matematica e cultura", che si svolgono annualmente a Venezia, con l'appassionata regia intellettuale di Michele Emmer, esplorano i legami - profondi e sorprendenti - fra la più astratta delle scienze e altri campi del sapere umano, apparentemente anche molto lontani dall'algida severità del linguaggio simbolico. Il dialogo tra matematici, da una parte, e scrittori, artisti, musicisti, attori, registi, architetti, filosofi, dall'altra, è non solo possibile, ma ricco di implicazioni che aprono il campo a forme di pensiero ibride, inattese, spesso non ancora codificate in schemi disciplinari. Alla luce di queste recenti contaminazioni culturali la dicotomia tra sapere scientifico e sapere umanistica denunciata con preoccupazione da Charles Snow in un saggio fin troppo celebre (Le due culture) risalente alla fine degli anni '50 sembra appartenere ad un passato ormai irrimediabilmente remoto, insieme ai calcolatori a schede perforate o ai telefoni con forcella e disco combinatore. Il volume Matematica e cultura 2003 (a cura di Michele Emmer, Springer-Verlag Italia 2003, pp. VIII+279, euro 26,95), che raccoglie gli interventi al convegno svoltosi nella primavera del 2002, lungi dall'essere noioso, inutile o illeggibile come non di rado risultano le opere collettanee dello stesso genere, permette di scoprire segrete affinità e insospettate interrelazioni. Matematica e teatro? Dopo il successo di Infinities (allestito l'anno scorso dal Piccolo, su testo dell'astrofisico inglese John Barrow e con la regia di Ronconi), Sergio Escobar parla della "necessità di portare in scena uno spettacolo che parla di scienza [...] per rispondere alla nostra esigenza di una utopia laica fondata sulla circolazione dei saperi". Matematica e fumetti? Stewart Dickson dei Walt Disney Studios, riferendosi al lungometraggio Dinosauri, svela il ruolo importante che svolgono i matematici nella progettazione e nella realizzazione al computer dei personaggi digitali degli odierni film di animazione. Matematica e musica? In questo caso, com'è ben noto, i rapporti che legano queste due forme di pensiero astratto hanno radici antiche (dai Pitagorici fino al contrappunto barocco), ma nel Novecento si è forse accresciuta la tensione tra riflessione teorica e processo di creazione musicale. Ad esempio, Iannis Xenakis, che aveva una formazione di ingegnere e lavorò come architetto a Parigi nel gruppo di Le Corbusier, operava su grandi masse di micro-eventi sonori ricorrendo a strumenti matematici, quali le catene di Markov o la teoria dei giochi. E si potrebbero citare anche John Cage, Pierre Boulez, Karleheinz Stockhausen, Luigi Nono, Larry Austin, Alvin Lucier. Ma non è rilevante soltanto il fatto che la numerizzazione del suono e i recenti metodi di analisi e di sintesi dei segnali abbiano reso possibili nuove forme di espressione musicale, che sono state utilizzate da compositori quali Jean-Claude Risset o Salvatore Sciarrino per accedere a inesplorate sonorità. La matematica è la scienza che studia le relazioni fra le cose e, in quanto tale, può aprire nuove prospettive sulla concezione stessa di "spazio musicale".

Il testo

Michele Emmer (a cura di), Matematica e cultura 2003, Springer-Verlag Italia, 2003.

Per gentile concessione del web site http://www.dima.unige.it

 


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