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di Gianfranco Tonna

 

 

                         Insonnia

 

Palcoscenico di ore rubate,

il sonno reclama,

nero e luminoso è il cielo

mi guardo allo specchio, non mi riconosco.

Lingua bianca, voce roca è

questo silenzio sordo, la mia angoscia

e il mio destino.

Mi sembra di soffocare,

lattine vuote da collezionare.

Trascino il mio corpo per la casa.

Serpenti a sognagli, solitudine,

sinfonie confuse,

viaggi. Hanno crocifisso le lancette,

gli fanno il funerale, mia madre

da ricordare. Spalanco il frigorifero:

cipolla, burro, qualche foglia d’insalata

vecchia, che desolazione! La luce mi acceca.

Lo richiudo. I riflessi lenti, chiedono

perdono, nulla da scontare,

molto ancora da imparare.

Quanti fallimenti. Dove sono i miei sogni?

Me li hanno divorati, cuore lento, cuore veloce,

cuore impazzito.

Prigioniero delle mie catene.

Voglio viaggiare senza tornare.

Bastarda tu mi fai compagnia, bastarda tu sei come…

È mattino. Campi di girasoli inondano la mia stanza.

Musica nelle mie orecchie, un prete,

non ho voglia di lavarmi. Le lamiere possono aspettarmi,

il sangue pompa forte nel cervello,

voglia di vomitare… Anche quello che

non ho mai detto. Che cosa vi guardate?

Chiudo la porta,

sono in strada.

 


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