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Risonanze. Dieci poeti scrivono di Pace

a cura di Gaetano G. Perlongo

 

L'addormentato della valle

E' una gola di verzura dove il fiume canta
impigliando follemente alle erbe stracci
d'argento: dove il sole, dalla fiera montagna
risplende: è una piccola valle che spumeggia di raggi.

Un giovane soldato, bocca aperta, testa nuda,
e la nuca bagnata nel fresco crescione azzurro,
dorme; è disteso nell'erba, sotto la nuvola,
pallido nel suo verde letto dove piove la luce.

I piedi tra i gladioli, dorme. Sorridente come
sorriderebbe un bimbo malato, fa un sonno.
O natura, cullato tiepidamente: ha freddo.

I profumi non fanno più fremere la sua narice;
dorme nel sole, la mano sul suo petto
tranquillo. Ha due rose ferite sul fianco destro.

Arthur Rimbaud (1854 - 1891)

*****

Ombra

Rieccovi accanto a me
Compagni miei morti in guerra
Oliva del tempo
Ricordi che ormai fate un ricordo solo
Come cento pelli fanno una sola pelliccia
Come queste migliaia di ferite fanno un solo articolo di giornale

Impalpabile e buia apparenza avete preso
La forma instabile della mia ombra
Un indiano in agguato per l'eternità
E ombra mi strisciate accanto
Ma non mi sentite più
Non conoscerete più i poemi divini che canto
Mentre io vi sento vi vedo ancora
Destini

Ombra multipla il sole vi conservi
Voi che tanto mi amate da non lasciarmi mai
E che ballate al sole senza far polvere
Ombra inchiostro del sole
Scrittura della mia luce
Cassone di rimpianti
Un dio che si umilia.

Apollinaire (1880 - 1918)

*****

Non gridate più

Cessate d'uccidere  i morti,
Non gridate più, non gridate
Se li volete ancora udire,
Se sperate di non perire.

Hanno l'impercettibile sussurro,
Non fanno più rumore
Del crescere dell'erba,
Lieta dove non passa l'uomo.

Soldati

Si sta come
d'autunno
sugli alberi
le foglie

Giuseppe Ungaretti (1888 - 1970)

*****

La guerra che verrà

non è la prima. Prima
ci sono state altre guerre.
Alla fine dell'ultima
c'erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame. Fra i vincitori
faceva la fame la povera gente ugualmente.

Bertolt Brecht (1898 - 1956)

*****

Uomo del mio tempo

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
-t'ho visto- dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T'ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero,
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all'altro fratello:
"Andiamo ai campi". E quell'eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

Salvatore Quasimodo (1901 - 1968)

*****

Da "Diario di Algeria"

Non sa più nulla, è alto sulle ali
il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna.
Per questo qualcuno stanotte
mi toccava la spalla mormorando
di pregar per l'Europa
mentre la Nuova Armada
si presentava alla costa di Francia.

Ho risposto nel sonno: - E' il vento,
il vento che fa le musiche bizzarre.
Ma se tu fossi davvero
il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna
prega tu se lo puoi, io sono morto
alla guerra e alla pace.
Questa è la musica ora:
delle tende che sbattono sui pali.
Non è musica d'angeli, è la mia
sola musica e mi basta. -

Vittorio Sereni (1913 - 1983)

*****

Promemoria

Ci sono cose da fare ogni giorno:
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola,
a mezzogiorno.

Ci sono cose da far di notte:
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per sentire.

Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la guerra.

Gianni Rodari (1920 - 1980)

*****

Da "Documento"

Hanno fuso l'ordigno di guerra con le
mie dita troppo occupate a servirsi
di cibi cannibaleschi e tutto il mondo
è corso a vedere.

Pene infranto e rotta condotta sono
lì a farvi da guida: l'esperienza è
maestra degli svogliati, i poveri d'immaginazione
che rotolandosi nell'aldilà hanno voluto

imprigionarvi. Voglia di fare temprata
da consuetudini che hanno invece tremebonde
pratiche: quelle di non sapere dove
le hanno lasciate.

Ed è il dovere a farti strada come fosse
una sbiadita lanterna e spaccata che
nulla illumina salvo che il tuo piede
che sbaglia.

Gli aeroplani hanno cominciato a sparare
sulla folla poi hanno tradito così come
è normale nella pioggia di ogni giorno
e anche la sera.

Ogni giorno tentano un tranello e ogni
giorno torna la purezza e ogni notte
mettono in dubbio quello che hanno fatto
di giorno.

Di giorno sognano; di notte vegliano;
il pomeriggio dormono; la mattina pregano.

Pregano che non se ne andrà così presto
la vita che ha nascosto la morte per
tanto tempo finché un giorno ritrovarono
la notte stesa come un morto.

Amelia Rosselli (1930 - 1996)

*****

Se viene la guerra

Se viene la guerra 
non partirò soldato.

Ma di nuovo gli usati treni
porteranno i giovani soldati
lontano a morire dalle madri.

Se viene la guerra 
non partirò soldato.

Sarò traditore 
della vana patria.

Mi farò fucilare
come disertore.

Mia nonna da ragazzino
mi raccontava:
"Tu non eri ancora nato. Tua madre
ti aspettava. Io già pensavo
dentro il rifugio osceno
ma caldo di tanti corpi, gli uni
agli altri stretti, come tanti
apparenti fratelli, alle favole
che avrebbero portato il sonno
a te, che, Dio non voglia!,
non veda più guerre".

Dario Bellezza (1944 - 1996)

*****

Ministri e Cabalisti

 

 

Ministri e Cabalisti

      riflettono

con la linguistica naftalina

                  lo Sviluppo Sostenibile

 

  La carne fresca

dei Bambini Soldato

       cede al loculo della gravità

 

e nel fragile respiro

        della coccinella

 

i rimatori

sull’acqua del Nilo

riscrivono il testamento

 

Metessi di pace

 

Il costruttore del verso

musicando le parole

disegna il vaso comunicante dell'economia

 

per impastare metessi di pace

           sognando la città futura

 

Gaetano G. Perlongo (1970)

 

 


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