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di Aristide Casucci

 

Una rosa rossa

 

L’albero d’acacia

s’erge solitario.

È lì da sempre

nel cortile lastricato

di una pietra antica,

colore rugginoso,

grinzoso al tatto.

All’ombra sua

uno stormire muto,

qualche rosa primaticcia

presa di freddo

già reclina il capo.

Due panche parlano

di remoti silenzi

e nel loro dire

affiora l’attesa di sempre.

Se non fiorissero le rose

come farebbe amore

a rimanere vivo?

L’amore è come il fiore,

figlio della pianta-vita

e del seme-tempo,

germoglia ogni mattina.

Un lui s’alza dalla panca

rapisce un bocciolo rubescente

con le perle di rugiada,

lo porge alla sua lei…

La vita continua…

Fiore

 

Fiore profumato,

se ti cogliessi ora

ti porterei per mano

verso l’infinito.

E giunti nell’ignoto,

nei gravidi silenzi

dei tempi non trascorsi,

nasconderti saprei

nell’orbita lontana

fra cori di stelle

a cantare ninne nanne

silenziose alla terra

dove germoglia il tuo seme.

Dagli orizzonti estremi

guardando nell’azzurro

ti vorrei sapere fiorito

nel giardino sterile

dell’eternità che scorre.

 

 


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