Sostieni Emergency

 





 
Magazine di Arte, Cinema, Comics/Manga
Letteratura, Musica, Scrittura creativa, Teatro

Anno X - N° 125 - Settembre 2012


 


In primo piano


 

l’11 settembre, 11 anni dopo

di Alessandro Baricco e Gaetano G. Perlongo

 

 


11 settembre 2001

di Alessandro Baricco

 

E tutti

ci ricorderemo dove eravamo in quel
momento. Seduti in macchina a
cercar parcheggio, con la testa
tra i surgelati a cercar la
paella, davanti al computer a
cercare la frase giusta. Poi uno
squillo di telefonino, e
l'amico, il parente, il collega
che ti staccano una storia
inverosimile di aerei e
grattacieli, ma va' via, dai,
lasciami perdere che oggi è già
una giornata difficile, ma lui
non ride e dice: ti giuro che è
vero. Ricorderemo l'istante
passato a cercare in quella voce
una qualunque sfumatura di
ironia, senza trovarla. Ti giuro
che è vero. E non dimenticheremo
la prima persona a cui abbiamo
telefonato, subito dopo, e
nemmeno quel pensiero -
immediato, sciocco ma
incredibilmente reale - "Dov'è
mio figlio?", i miei figli, la
mamma, la fidanzata, domanda
inutile, perfino comica, lo
capisci subito dopo, ma intanto
è scattata - la Storia siamo
noi, è solo un verso di una
canzone di De Gregori, ma adesso
ho capito cosa voleva dire -
risvegliarsi con la Storia
addosso. Che vertigine.

Neanche sappiamo esattamente
cosa è successo. Ma certo la
sensazione è precisa: molte cose
non saranno mai più come prima.
E molte cose non saranno più,
tout court. Invidio
l'intelligenza e la lucidità di
chi è capace, qui e adesso, di
capire quali e di dircelo.
Aspetto fiducioso. E intanto non
riesco a non ripensare alla
frasetta che tutti pronunciano,
ossessivamente, senza paura di
essere banali: è come un film.
E' ovvia, eppure tutti la
ripetono, e ci deve essere
qualcosa lì dentro che vogliamo
dire ma non riusciamo a capire,
qualcosa che abbiamo in mente, e
che è importante, ma che
tuttavia non riusciamo a tirar
fuori.

Me la rigiro nella testa, la
frasetta, e arrivo a capire che
c'è qualcosa, in quello che vedo
alla televisione, che non
quadra, e non sono i morti, la
ferocia, la paura, è ancora
qualcosa d'altro, qualcosa di
più sottile, e mentre vedo per
l'ennesima volta quell'aereo che
vira e centra il totem
sberluccicante nella luce del
mattino, capisco quello che mi
sembra, davvero, incredibile, e
anche se mi sembra atroce dirlo,
provo a dirlo: è tutto troppo
bello. C'è un'ipertrofia
irragionevole di esattezza
simbolica, di purezza del gesto,
di spettacolarità, di
immaginazione. Nei diciotto
minuti che separano i due aerei,
nello sgranarsi degli altri veri
e falsi attentati, nella
invisibilità del nemico,
nell'immagine di un Presidente
che se ne parte da una scuoletta
della Florida per andare a
rifugiarsi nel cielo, in tutto
questo c'è troppa maestria
drammaturgica, c'è troppo
Hollywood, c'è troppa fiction.
La Storia non era mai stata
così. Il mondo non ha tempo di
essere così. La realtà non va a
capo, non concorda i verbi, non
scrive belle frasi. Noi lo
facciamo, quando raccontiamo il
mondo. Ma il mondo, di suo, è
sgrammaticato, sporco, e la
punteggiatura la mette che è uno
schifo. E allora perché la
storia che vedo accadere in quel
televisore è così perfetta?
Perché è già perfetta prima che
la raccontino, nello stesso
istante in cui accade, senza
l'aiuto di nessuno?

Allora mi sembra di capire
qualcosa di quella frasetta
ripetuta ossessivamente, è come
un film. La ripetiamo perché lì
dentro stiamo cercando di
pronunciare una paura ben
precisa, una paura inedita, mai
avuta prima: non è il semplice
stupore di vedere la finzione
diventare realtà: è il terrore
di vedere la realtà più seria
che ci sia accadere nei modi
della finzione. Ti immagini
l'uomo che ha pensato tutto
quello e puoi forse sopportare
la ferocia di quello che ha
pensato, ma non puoi sopportare
l'esattezza estetica con cui
l'ha pensato: come l'ha fatto è
spaventoso almeno quanto quello
che ha fatto. Ne siamo
terrorizzati perché è come se
qualcuno, improvvisamente e in
modo così spettacolare, ci

avesse portato via la realtà: è
come se ci informasse che non ci
sono più due cose, la realtà e
la finzione, ma una, la realtà,
che ormai può accadere soltanto
nei modi dell'altra, la
finzione: e non solo per
scherzo, nelle trasmissioni
televisive in cui veri uomini
diventano falsi per far finta di
essere veri, ma anche nelle
curve più reali, atroci,
clamorose e solenni
dell'accadere. Sembrava un
gioco: adesso non lo è più.

Non so. Chi sa mi spiegherà
cos'è successo l'11 settembre
2001, e cosa è cambiato per
sempre, ieri. Io sto giusto
pensando che, tra le altre cose,
è anche successo che è andato in
corto circuito il raffinato
meccanismo con cui la nostra
civiltà da tempo scherzava col
fuoco e drogava la realtà
spingendola verso le
performences che sarebbero solo
a portata della finzione.

 

 

l'11 Settembre: Questione di nemesi storica

di Gaetano G. Perlongo

 

In un preludio

         d'autunno postmoderno

lo sciovinista americano

saliva in cattedra

per disquisire l'assioma

                            di potenza

 

           ed esibire d'IO

 

...finché un manto

di cherosene

non dischiuse

la fermentata fanciullezza

 

***********

Alessandro Baricco nasce a Torino nel 1958, qui studia filosofia sotto la guida di Gianni Vattimo, si laurea con una tesi in Estetica e studia contemporaneamente al conservatorio dove si diploma in pianoforte. Esordisce come critico musicale nel 1988 con un testo su Rossini ("Il genio in fuga. Sul teatro musicale di Rossini"). Nel 1991 esce il primo romanzo, "Castelli di Rabbia", pubblicato da Bompiani che vince il "Campiello e provoca, fra l'altro, alcune divisioni in critici e lettori, così in seguito tutta la sua opera e il suo personaggio suscitano amore o odio, mai indifferenza. Nel 1993 appare in Tv come conduttore di "L'amore è un dardo", trasmissione di Raitre dedicata alla lirica. In seguito conduce, affiancato dalla giornalista Giovanna Zucconi, "Pickwick, del leggere e dello scrivere " programma di cui è anche autore e ideatore, dedicato alla letteratura. Nello stesso anno esce il secondo romanzo, "Oceano mare", che riscuote un grande successo di pubblico e nel 1994 "Novecento", un monologo, da cui vengono poi tratti un lavoro teatrale (con Eugenio Allegri e la regia di Gabriele Vacis a partire dal 1994, e con Arnaldo Foà in un nuovo allestimento nel 2003) e un film ("La leggenda del pianista sull'oceano", di Giuseppe Tornatore del 1998). Sempre nel 1994 Baricco fonda a Torino la scuola di scrittura "Holden", dedicata alle tecniche narrative. Dalle rubriche curate su "La Stampa" e "La Repubblica" nascono i due volumi di "Barnum" (pubblicati nel 1995 e nel 1998 con il sottotitolo "Cronache dal Grande Show"). Nel 1998 esce "City", che quattro anni dopo l'autore trasforma nel progetto per il teatro "City Reading Project". Dello stesso anno è anche la trasmissione "Totem", nata dall'esperienza teatrale, in cui Baricco commenta e narra i passi più salienti di racconti e romanzi con accompagnamenti musicali di ogni genere. Nel 2002 esce "Senza Sangue", un breve racconto-romanzo sulla guerra e nel 2004 "Omero, Iliade", una rilettura del poema omerico, al contempo romanzo e adattamento teatrale. Nel 2005 l'autore torna alla narrativa con il romanzo Questa storia che ripercorre il Novecento attraverso la figura un po' favolosa di Ultimo Parri, una sorta di bambino prodigio che cresce nella Storia.

Gaetano G. Perlongo nasce a Solingen, in Germania, nel 1970 e vive a Trappeto (Palermo). Dopo essersi diplomato in elettronica ha studiato fisica, spaziando, con notevoli risultati, dalla matematica speculativa alla fisica teorica e all’astrofisica. A Trappeto, paese adottivo del grande Danilo Dolci, Perlongo inizia il suo viaggio nel mondo delle parole in versi. Tra le opere di poesia ricordiamo: “La licantropia del poeta” (2001), “Il calabrone ha smesso di volare” (2002), “Il vuoto mistico della retta” (2003), Nassiriya - Frammenti di voci dalla galassia terrestre” (2003), “Metessi” (2003), “La Mattanza. Poesie e Canzoni di protesta” (2004), “Le vene aperte della poesia (Appunti per un Seminario)” (2005), “Rincorsa alle ombre” (2006), “Chi semina versi” (2009), “Una fiamma ossidrica mascolina” (2009) e “Uno stoico calibro 38 / Prototype 6. «Ipotesi per un monologo teatrale»” (2009). Per la saggistica, citiamo: “…il tenero amplesso tra l’aleph e l’universo «aforismi, pensieri e frammenti»” (2000), “Rumore di fondo. Meditazioni sull’Arte” (2006), “Filippo Grillo. La nuova alba della Cucurbita” (2007) e “Sintropia” (2002-2012). Il Centro Divulgazione Arte e Poesia e l’Unione Pionieri della Cultura Europea di Sutri (Viterbo), visti gli alti meriti acquisiti, in riconoscimento alla lodevole attività svolta in favore della cultura, gli conferisce, nel 2002, la nomina a Membro Honoris Causa a vita. Nell’ottobre del 2005 fonda il “Centro Studi e Ricerche Aleph”. Ha insegnato presso la Libera Università Popolare “Danilo Dolci” di Partinico (Palermo).  Nel 2011 Adunis lo sceglie con Milo De Angelis e Valerio Magrelli tra gli autori italiani contemporanei da tradurre in arabo. Attualmente tiene seminari di fisica e matematica a studenti liceali ed universitari - https://centrostudialeph.it/progetti/perlongo/.

 


Tutti i diritti riservati © 2002 - 2012 Il Convivio - Partner tecnologico Pertronicware

Risoluzione consigliata: 800 x 600 pixel - Browser: Microsoft Internet Explorer 4.0 o successivi