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Letteratura, Musica, Scrittura creativa, Teatro

Anno XIII - NN° 155/156 - Marzo/Aprile 2015

 

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Le novità editoriali dell'Einaudi

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In primo piano


Presentazione del Magazine

di Gaetano G. Perlongo

 

Andrea Camilleri - Il quadro delle meraviglie - Sellerio

Segnalazione a cura di Filippo Grillo

"Chiamerò questo stile: rappresentazione multipla della realtà", scrive Roberto Scarpa nell'introduzione a questi testi teatrali, interrogandosi su ciò che unisce Camilleri romanziere e drammaturgo: è il teatro, con il suo raccontare "dal vivo" e "nel vivo" la complessità umana, che ha aiutato il creatore del commissario Montalbano a rappresentare simultaneamente le storie, i personaggi e le ipotesi che i personaggi stessi si formano delle proprie vicende. La teatralità, grazie alla quale ha potuto sviluppare la sua arte della rappresentazione multipla che avvince nel suo raccontare. "Perciò, insofferente davanti ai metodi che riducono la complessità dell'umano, annoiato a morte dal pessimismo, quand'ancora era giovane, Camilleri, proprio come Stevenson, 'ebbe uno scatto improvviso di impaziente desiderio di salute: come una scossa di scetticismo riguardo allo scetticismo'. Si rese conto che 'non c'è proprio niente da fare con il nulla: non ci si ricava niente...' Avvenne così che, per gran parte della sua vita, e comunque per quella parte che gli fu necessaria a costruire il proprio talento, Andrea si installò felicemente nel teatro: fu quello il luogo dove, proprio perché non c'è niente, poteva accadere tutto: 'anything goes'. Così il teatro, luogo della ricerca perenne e inesausta, della curiosità e del gioco, lo ripagò diventando la sua casa. Quella fu la sua evasione: un'evasione riuscita che, come era inevitabile, lo condusse a inoltrarsi nel territorio infinito delle storie..."

 

Adriano Olivetti - Il cammino delle comunità - Edizioni di Comunità

Segnalazione a cura di Gilles Durot

"Abbiamo portato in tutti i villaggi le nostre armi segrete: i libri, i corsi, le opere dell'ingegno e dell'arte. Noi crediamo nella virtù rivoluzionaria della cultura che dona all'uomo il suo vero potere". In queste parole, Adriano Olivetti riassumeva l'esperienza delle prime Comunità, guidata dalla fiducia nelle possibilità umane e nel dialogo sempre vivo tra tecnica e cultura. Come sottolinea Salvatore Settis nella presentazione del volume, l'esperienza delle Comunità olivettiane rappresenta ancora oggi un forte stimolo per il rinnovamento politico, sociale e culturale: "Oggi più che mai abbiamo bisogno di questo prezioso testo, pronto a offrire suggestioni forti per la nuova stagione politica che viviamo e per costruire il grande edificio di una "democrazia integrata", che partendo dalle nostre cento "piccole patrie" ricostruisca lo Stato e la sovranità popolare ponendo al centro i valori scientifici, sociali, estetici". Presentazione di Salvatore Settis.

 




Carolyn Korsmeyer - Il senso del gusto. Cibo e filosofia - Aesthetica

Segnalazione a cura di Nathan Apostolos

Insignito del Premio Internazionale d'Estetica conferito dalla Società Italiana d'Estetica, il volume di Carolyn Korsmeyer "Il senso del gusto. Cibo e filosofia" costituisce un "classico" dell'estetica del cibo, imprescindibile termine di riferimento, sia per gli specialisti del tema sia per coloro che intendono avvicinare per la prima volta questa nuova area di studi estetologici. La Korsmeyer, da un lato, descrive le vicende del gusto del palato, analizzando il paradigma prevalente nella tradizione filosofica occidentale che ha portato alla sua esclusione o marginalizzazione dal dominio dell'estetica; dall'altro, elabora una proposta alternativa nella quale il gusto del cibo acquista invece un senso specifico e positivo. Conclude il volume la rappresentazione del gusto e del cibo nell'arte figurativa e nella narrativa, attraverso casi esemplari che permettono di aprire la filosofia del cibo anche verso regioni canoniche dell'estetica quali la critica e la narratologia...

 



Floriana Porta e Roberto Ghezzi - Remote Percezioni - Le Ricerche

Dall'introduzione di Gaetano G. Perlongo

Nel leggere "Remote Percezioni" di Floriana Porta e Roberto Ghezzi, con la girobussola testamentale di Leonardo Da Vinci, ti ritrovi in una sorta di memoir onirico, dove la "pittura uditiva" di Floriana e la "poetica visiva" di Roberto si compenetrano in un continum vibrante emotivo.
La silloge, con la dovuta plasmabilità, ricorda per impianto "Quadri di un'esposizione" di Modest Musorgskij, che fra una poesia e una tela, tra un verso e un frammento di cromaticità materica, si schiude la sua cifra nell'illimitatezza, con l'apparente traccia dell'infinito: Ogni giorno, / un ciclo completo. / Ogni giorno, / nel morire, rinasce.
Benché l'autrice con destrezza "Rimanda al non luogo", in "Remote Percezioni" convive una immateriale segnaletica con precisi punti cardinali, che colloca il lettore tra la mente e il mondo.
"Remote Percezioni" è un'opera breve, ma densa come un frattale...

 


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