Il frontespizio dell'alba di Gaetano G. Perlongo

 

di Pietro Sferrino

 

In questo secondo lavoro, ancor più che ne "…il tenero amplesso tra l'aleph e l'universo", l'autore dà sfogo a se stesso in un vorticare di sogni misti

a ricordi che sembrano l'insorgere di ogni sua battaglia.

 

"Il frontespizio dell'alba" è come il sorgere di un nuovo giorno; lentamente, schiarendo la notte trapassa ed il giorno risorge.

Così, allo stesso modo, il pensiero di un uomo può, in silenzio, mutare ciò che poco prima era la totale apatia in qualcosa che è poi ira e vendetta, passione e distacco, condensato potente di sogni, pensieri, emozioni, vestite con l'arte della parola;

svestite con quella della prosa.

 

Ma così come l'alba è un lento passaggio dalla notte al giorno, allo stesso modo il mutamento dell'autore non è un istante isolato; ogni cambiamento, ogni variazione sul tema è il frutto di un processo segreto e nascosto che s'infiltra, linfa silente e vitale, nei sentieri di una mente inquieta che, come l'autore confessa, vive in quell'eterna dinamicità dell'ozio

(tanto vera per l'autore quanto banale ed insensata per il fantomatico nuovo sovrano della scala evolutiva che si crede il nostro moderno "homo tecnologicus").

 

Ma, sentiero di storie ben vere, il frontespizio è il sipario che s'apre e non cela l'autore;

ed è il palco sul quale recitare in monologo quei versi che sono lo sfogo del suo Io.

E' la memoria infinita di giorni passati in foreste nascoste tra guerriglie ed assalti a una fortezza coriacea e, forse,

appena scalfita;

una fortezza tra le foreste selvagge di un cuore che non ha mai voluto esser domato.

 

E come ad ogni alba segue sempre un tramonto, il frontespizio, come un sipario, si apre, si chiude e poi si riapre inscenando il frutto di quel mutamento che porta dal fare al pensare e poi ancora al rifare.

Quel mutamento segreto e nascosto che sembra scontato e normale agli occhi di molti;

e che a volte sembra uno straniero e un alieno di terre inventate, di paesi lontani dagli occhi dei molti che credono di avere qualcosa da fare perché hanno saputo pensare.

 

Ed il chierico errante continua a vagare, continua a scavare e continua a segnare tracciati nella penombra di quel dedalo che è la sua vita; e continua a forgiare così, senza liquore e senza pugnale, quell'arnese d'ispirazione (che è coscienza e tormento)

col quale intagliare da sapiente artigiano il chiaro scuro del "frontespizio dell'alba".

 

 Il chierico errante

Dopo anni di affannose riflessioni e vagabondaggi esistenziali
nell'immaginario delle mie credenziali
vidi la vita e le sue ali

in sé

la risacca salmastra dell'utopia
e l'aurora della fantasia

Seminaristi
in bilico tra fede ed ipocrisia

vidi...

il sepolcrale luogo della finzione
e l'impero della mistificazione

Politici
perdere la moralità della direzione

vidi...

compagni di viaggio
e i colori del faggio

Girovaghi
palesare la seduzione del saggio

vidi...

il ruolo delle parti
e lolite in clandestini aborti

Bagasce
mercanteggiare i propri parti

vidi...

bachi e farfalle
e la metamorfosi alle spalle

Represse
pestare la prole con la maschera allo scialle

vidi...

l'arte del concimare
e il dottrinale humus dell'amare

Sentimenti
nel respiro arrancare

non vidi...

le ragioni dell'esistenza
oscillante tra
quiescenza e pestilenza

ma vidi...

il seme dell'essenza

germogliare

tra la demenza
e il chi pensa

 

Webografia

Gaetano G. Perlongo, Web-Site, 1999