altroquando

Tenacia
Storia di una fumetteria

di Harold
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- Tema, scriviamo un articolo vero -

-Cronoprologo (come al Tour de France)-
Il mio nome è Harold Crewes e non è un nome nostrano, anche se pratico il belpaese praticamente da sempre. Non sono un fumettista, disegno solo per questo sito, perché mi è stato chiesto e non ne capisco neanche troppo il motivo. Mi trovo più a mio agio a disegnare su superfici piccole, per questo i post it. Sono un illustratore, cioè, anche un illustratore e un collezionista di collezioni. Giusto per mettere i puntini sulle i. Non sono un frequentatore assiduo di fumetterie, benché riconosca che certi fumetti possano colpirti quanto, se non più, di un libro con tutte le letterine al suo posto (Esempio pratico: I kill giants di Joe Jelly e Jim Ken Nimura, Bao. 12 euri spesi come si deve).
- Fine lungo preambolo -

- Svolgimento -
spazio vuotoQuando ho saputo che Altroquando, la più nota fumetteria di Palermo, avrebbe chiuso mi s’è stretto il cuore (Vedi img1). A dirla così potrebbe sembrare che io sia un frequentatore di lunga data dell’attività, e invece ci sarò stato al massimo una decina di volte. La prima, indimenticabile, per comprare un regalo di laurea a un mio amico, che siccome vuole più bene a Batman che a sua madre…  e sono rimasto inchiodato oltre un’ora con i proprietari che mi illustravano pregi, difetti e particolarità, quasi pagina per pagina, di ogni singolo volume sul pipistrellone di Gotham (e sono tanti!). Quando si dice un servizio impeccabile. Molte altre volte in realtà da Altroquando ho comprato semplicemente “La Stampa” e ” “Bravacasa”, che proprio fumetti non sono (Sapete che non ce l’hanno dappertutto Bravacasa? è un peccato, c’è un sacco di roba interessante, ovviamente per la casa). Pur non conoscendo, tuttavia, se non a livello formale cliente-negoziante, Salvatore, Filippo e Dario (se ho sbagliato i nomi linciatemi pure), una cosa mi ha subito colpito: la straordinaria passione che gronda dalle pareti, dagli scaffali, da ogni singolo manifesto o depliant posizionato nella fumetteria di corso Vittorio. Ma no una cosa tipo “Uh a me piacciono le meringhe, sono la mia passione”, parlo di quella passione che è particella intrusa nelle vene, che si mischia col sangue e irrora muscoli, cuore e cervello, che anche quando tutto sta andando a rotoli non ti stacca dall’oggetto di essa, perché tu è quello che sai fare e per quello sei nato (Vedi figura2, più o meno, provateci voi a disegnà la passione). Questo è, in sintesi Altroquando: Passione. La passione che ha tenuto in piedi un’attività, spesso solitaria navigante in mari tempestosi che non guardano nelle bretelle nessuno, per ben venti anni. La passione, che, nonostante le recenti prove, estenuanti, non ultimi i problemi di salute di Salvatore (Esemplare il suo blog http://sadeide.blogspot.it/, in cui racconta, tra le altre cose, la sua malattia come se si trattasse semplicemente di una delle tante sfumature di una vita intensa), non ha lasciato spazio alla resa, che pure quando è arrivata, inesorabile, è stata spazzata via, anche grazie all’aiuto di molti amici-clienti-lettori, che hanno fatto sentire la propria vicinanza alla comitiva, che, per tutta risposta, armata di rinnovata enfasi (e di un potenziale acquirente, maggiorni informazioni qui) si è rialzata ed è tornata alla lotta, proprio come gli eroi dei fumetti, che, novanta su cento, prima della vittoria finale si fanno corcare di mazzate, salvo poi rimontare e battere il proprio avversario. Avrei probabilmente dovuto scrivere qualcosa di più ricco di pathos, magari avrebbero dovuto scrivere firme di questo sito che più di me hanno confidenza con le parole. Da par mio ho solo voluto raccontare una storia, una storia bella, spigolosa, dura, ma bella. La storia di un sogno duro a morire, con i suoi fumetti, la sua controcultura, le sue lotte sociali, i suoi “I love Milingo”, insomma, un monumento in più nel monumentale corso Vittorio Emanuele. Altro che Porta Felice.

passione
In un disegno che feci vigliaccamente consegnare dal (sempresialodato) direttore di Smith (e poi mi sono fatto anche comprare, giuro, Bravacasa) ai ragazzi della fumetteria (disegno realmente orrendo, me ne scuso) avevo scritto: “Se con Altroquando se ne vanno anche i supereroi ci toccherà organizzarci”. Sarebbe stato un problema però, io dopo una partita di calcetto sono già da buttare, fortunatamente non ce ne sarà bisogno. E per darvi un assaggio della dimensione del caos altroquandesco, godetevi il meraviglioso video “Giorni di un futuro impestato”.

- Fine -

2 Comments

  1. salvatore rizzuto adelfio
    7 agosto 2013 at 09:04 · Rispondi

    Ho concluso la lettura con lacrime di commozione. Si vive per lottare sempre, puntando a vincere. Sicuri di vincere. Grazie per quello che scrivi.

  2. Gabriele Ruggieri
    7 agosto 2013 at 10:49 · Rispondi

    Grazie a voi per essere da esempio a tanti di noi!

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