La comunicazione che vale

del Preside Prof. Giovanni Vecchio


Comunicare non è un lusso, ma una necessità: è legge della vita. Così amava dire e testimoniare l'antropologo-poeta-educatore Danilo Dolci, recentemente scomparso che fu ospite nel 1992 del nostro liceo.

Se la comunicazione è sincera, è anche creativa ed aiuta a costruire. Il vero comunicare non altera, ma potenzia la persona e la capacità della comunità di riconoscersi ed evolversi. La struttura dell'esprimersi non dipende solo dalla profondità della meditazione, ma anche dalla "integrativa coerenza della relazione in cui, maturando, si esplicita", perché il comunicare è anche modo di esistere, operare, vivere poetico... Il falso e l'inquinante ritardano e, talora, bloccano la vita.

Se il giornale d'istituto contribuisce all'accrescimento della coscienza critica e al perfezionamento della capacità di comunicare, allora l'iniziativa merita una presenza più assidua e uno sviluppo coerente all'interno del progetto educativo del nostro liceo. Comunicare, però, comporta essenzialmente reciprocità: non c'è autentica comunicazione quando ha voce solo l'emittente: il trasmettere è utile ed importante purché agevoli la comunicazione, non sia insistentemente unidirezionale: in tal caso potrebbe divenire devastante, incapace di valorizzare ciascuno. Ogni individuo ha bisogno di riconoscimento per essere attivo e propositivo. La struttura della nostra personalità, del nostro io, si può evolvere, afferma J. Habermas solo nell'insieme dell'agire comunicativo. L'arte maieutica socratica, per quanto rapporto umano diretto e dunque valido, era unidirezionale, capace sì di far "partorire" il vero all'interlocutore, ma a sua volta, poco interessata a ricevere l'aiuto maieutico; la nuova maieutica dolciana di stile gandhiano, è basata sulla reciprocità (ciascuno è maieuta all'altro) ed è in questa direzione, a mio parere, che occorre impegnare le nostre energie per migliorare qualitativamente la scuola sul piano educativo e didattico. Ciò comporta, tuttavia, la necessità di affrontare un grave problema: non soltanto resistere all'inquinamento culturale-mentale massmediologico che continuamente ci minaccia ma riuscire a disinquinarci, da quanto inavvertitamente già ci ha penetrati.

L'essenza della crisi contemporanea si esprime nel fatto che l'uomo sta perdendo il senso della sua soggettività personale e diventa incapace di comunicare con le altre soggettività umane. Se i rapporti divengono impersonali, lo sfondo umano scompare.

Siamo consapevoli che occorre non perdere il rapporto con l'altro, anche con chi la pensa diversamente da noi, per preparare il domani?


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