Danilo Dolci, il Gandhi di Sicilia

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Si spense a Trappeto, in provincia di Palermo, nel dicembre del 1997 Danilo Dolci, sociologo, filosofo, poeta, profeta della non violenza e della lotta alla mafia: più volte candidato al Nobel per la Pace, lo chiamavano il Gandhi di Sicilia, lui che dalla Sicilia è stato adottato.

Danilo Dolci nacque infatti a Sesana, in provincia di Trieste, nel 1924 ed è proprio grazie alle battaglie mosse nell'isola che è diventato una delle figure più significative della cultura italiana e internazionale del nostro secolo con un'opera che abbraccia diversi campi della conoscenza.

Si era formato alla scuola di don Zeno Saltini (con lui aveva partecipato alla costruzione della nuova borgata sul Ceffaerello, in provincia di Grosseto), a Nomadelfia, alla fine degli anni '40, quando l'Italia era impegnata sul fronte della ricostruzione: in questi anni matura la sua riflessione sulle "troppe inquietudini della società contemporanea" e sulle risposte da dare a queste.

E matura anche la decisione di trasferirsi in Sicilia: ancora studente di architettura, probabilmente non del tutto soddisfatto dall'esperienza di Nomadelfia, facendo tesoro dei racconti del padre Enrico (la madre era slovena) che dieci anni prima era stato impiegato presso la stazione ferroviaria di Trappeto, sceglie di trasferirsi nel borgo di pescatori: come fosse quasi il luogo in cui vedeva scriversi una dura metafora del mondo. In queste terre un bracciante guadagnava 400 lire per una giornata di dodici ore di lavoro; nel quartiere Spine Sante di Partinico, su 330 famiglie 319 non avevano acqua in casa e i due terzi delle case non avevano fognature; luoghi dove regnavano malattie endemiche e follia. La Sicilia rappresentava una sorta di scommessa, alimentata alla vista della scarna sofferenza dei contadini di Partinico, della miseria dei pescatori di Trappeto. Qui la sua casa fu battezzata, proprio dai pescatori, "Borgo di Dio": una casa molto umile e dimessa, ombreggiata dagli eucalipti e protesa su Trappeto e il golfo di Castellammare.

Qui costruì il Centro di formazione, che divenne subito un punto di riferimento a carattere internazionale: Danilo Dolci lo pensò a modello della società ideale, dove ciascuno potesse prendere la parola (grandi sale discussione con i tavoli circolari, mense, laboratori, un auditorium per i concerti). Le pitture murali di Ettore De Conciliis contro la repressione, il potere mafioso e la cultura della morte, gli incontri culturali con Carlo Levi che gli fu intimo amico e gli dedicò un ritratto; e gli insegnamenti di Gandhi e l'antifascismo di Aldo Capitini; e i numerosi intellettuali che lo sostennero come Vittorini, Bobbio, Lombardo Radice, Treccani, Uccello, Fromm, Galtung, Silos Labini, la Castelnuovo, Pontecorvo, Freire e tanti altri, soprattutto nei momenti in cui le sue battaglie per l'occupazione e lo sviluppo, contro la mafia, lo portarono a subire persino l'umiliazione del carcere. In cella conobbe alcuni banditi che avevano fatto parte della banda Giuliano e nacque la memoria Banditi a Partinico e poi Processo all'art.4, Inchiesta a Palermo e Spreco.

Lo troviamo nelle lotte di Roccamena, nei primi anni '60, nelle battaglie per la costruzione della diga sullo Jato, nelle marce per la pace nella valle del Belice colpita dal terremoto del '68. I lavori di costruzione della diga sul fiume Jato, iniziati il 27 febbraio del 1963, si conclusero nel 1968. Nel frattempo aveva dato alle stampe, tra i suoi lavori più interessanti, Conversazioni nel 1962 e l'inchiesta sul sistema clientelare-mafioso Chi gioca solo.

E' il momento in cui si definisce il progetto della "Città-territorio", con la partecipazione di esperti nazionali e internazionali: esce Inventare il futuro del 1969. Le distruzioni provocate dal terremoto nella valle del Belice, nel gennaio 1968, sembravano lasciare pochi margini alla speranza di una ricostruzione possibile; ma Danilo Dolci - e con lui poeti come Ignazio Buttitta, o militanti come Peppino Impastato (che dieci anni dopo fu fatto saltare in aria, imbottito di dinamite) - si impegnò a promuovere progetti e processi di sviluppo.

 

Nel 1975 gli venne attribuito il "Premio Etna-Taormina" per la poesia e nel 1979 ricevette il "Premio Internazionale Viareggio" con la raccolta di poesie Creatura di Creature pubblicata da Feltrinelli. Nel 1980 venne invitato dall'Unesco a Parigi per partecipare ad un "Simposio internazionale sull'evoluzione dei contenuti dell'educazione generale nel prossimo ventennio": numerosi tra i punti da lui proposti vennero assimilati nel documento finale inviato dall'Unesco agli Stati del mondo. Nel 1982 la Boston University Library (dove già era stato collezionato il materiale relativo a Martin Luther King) iniziò la raccolta di libri, documenti e manoscritti di Dolci, unitamente alla corrispondenza che egli teneva con Aldous Huxley, Bertrand Russel, Erich Fromm e molti altri intellettuali del nostro tempo.

 

Ebbe parecchie lauree honoris causa: una delle prime gli fu data dall'Università di Berna, nel 1968, l'ultima, nel 1996, dall'Università di Bologna. Ma non si sentì mai un professore, né mai si qualificò in qualche ruolo che potesse definirlo socialmente. Negli ultimi anni della sua vita ha promosso molte iniziative di educazione alla pace e alla non-violenza per gli insegnanti proponendo un impegno sociale che fosse finalizzato - come ha affermato - non alla conquista del potere ma ad aumentare il potere di ciascun uomo contro il "virus del dominio".

Ma tra le sue opere, alcune in forma poetica e altre in prosa, ricordiamo, oltre a Creatura di creature anche Inventare il futuro, Dal trasmettere al comunicare, Non sentite l'odore del fumo?, Palpitare di nessi, Poema umano. "Fu agitatore, missionario, educatore di coscienze, letterato, poeta, utopista, maestro di maieutica e di vita. Si adoperò perché ciascuno potesse esprimere la verità che possedeva, attraverso il processo comunicativo. Avvertiva il grande pericolo dei nuovi poteri massmediali, i rischi della mistificazione, la confusione dei fatti trasmissivi con quelli comunicativi" - così scrivono di lui - "Dolci sostenne sempre un processo di interazione tra l'analisi dei bisogni, la spinta progettuale caratterizzata dal dato partecipativo, il sogno intimistico di un mondo nuovo. Egli ci dà così una sorta di fiera delle utopie concrete, di sogni realizzati, di sogni ad occhi aperti".

 


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