La filosofia della " Nuova maieutica" di Danilo Dolci…

di Raffaello Saffioti


Nel seminario di San Marino di luglio del 1989 Danilo Dolci propose una "bozza di manifesto" sulla comunicazione che nel testo originario risultava di appena due pagine.

Quel testo, come tutti gli altri testi di Danilo è cresciuto di bozza in bozza. Ha avuto la prima edizione nel gennaio del 1989 (Sonda).

La seconda edizione è uscita appena quattro mesi dopo (maggio 1989). La terza edizione è uscita in aprile del 1991, in due volumi(Quale cultura). La quarta uscita col titolo " Comunicare, legge della vita " nel novembre del 1993 (Lacaita). La quinta quest'anno.

Cinque edizioni nell'arco di sei anni.

In questi anni la " scuola di Messina " di Nino MANGANO si è venuta qualificando come il centro di studi universitari più importante della 'in maieutica strutturale ". Ormai fondamentali sono da considerare il testo " Maieutica e sviluppo planetario in Danilo Dolci " di Tiziana Morgante (Lacaita, 1992) che " Danilo Dolci educatore " di Antonino Mangano (Edizioni Cultura della Pace, 1992).

Negli ultimi due anni credo sia maturata una svolta nell'opera Dolciana, segnata dalla pubblicazione di " Nessi fra esperienza etica e politica " (Lacaita, 1900 '93) e della prossima edizione profondamente rinnovata di " La legge come germe musicale ".

In tanti abbiamo partecipato, in misura che con talenti diversi, alla gestazione, alla nascita e alla maturazione di queste opere.

Giunto Danilo alla sua maturità, rimeditando egli l'esperienza che la ricerca di oltre quarant'anni per focalizzare la natura, a chi intende studiare la sua (e nostra) opera si pone il compito della interpretazione e dell'approfondimento.

In questi anni, dopo il primo incontro con Danilo a Barbiana, nel 1986, approfondendo sempre più il rapporto con lui, attraverso la partecipazione ai seminari, i frequentissimi colloqui telefonici e soprattutto lo studio del suo operare, mi sono chiesto spesso fino a che punto io abbia saputo comprendere e interpretare il suo pensiero.

L'interpretazione del significato e del valore della " struttura maieutica " rimane un problema aperto. È una delle essenziali difficoltà per riuscire nel rapporto maieutico è quella di non capire la natura della struttura maieutica.

Come risultano i libri di Danilo, facili o difficili?

Certamente sono impegnativi. " Chi subisce e pratica rapporti unidirezionali, difficilmente intende, gli è più consueta la lingua dei padroni e degli schiavi ". " La parola che nasce per scoprire, fiorisce che se con data infrutta alimentando. La parola che vive nell'unire, ci è sovente è ardua ". Sono parole dello stesso Danilo (" Variazioni sul tema " COMUNICARE ", Quale Cultura, PAG. 17).Erich Fromm aveva scritto: " Se la maggioranza degli individui nel mondo occidentale non fosse così cieca davanti alla vera grandezza, Dolci sarebbe ancora più noto di quello che è ". Sono convinto che Dolci sia uno dei grandi geni profetici del nostro secolo. Solo del nostro?

Spesso mi chiedo quale è il destino dei profeti. " Nemo profeta in patria " aveva detto Gesù. A volte i profeti sono stati lapidati. Il destino più comune è quello di essere intesi nei secoli successivi. Quanto tempo ci vorrà perché il pensiero e l'opera di Dolci siano intesi nel loro significato più profondo? Ma non si può aspettare, perché la tragedia sanguinosamente ci incalza.

Ultimata la prima lettura del capitolo " il maieutico evolversi ipotizza l'universo ", mi è balenata un'idea. La " STRUTTURA MAIEUTICA " non è un'invenzione geniale? Come Marx portò un originale contributo per intendere il divenire della storia, con la scoperta della " struttura economica ", si può dire che un contributo analogo sia dato dalla scoperta della " struttura maieutica "? Per la verità da anni covava in me quest'idea, che ora esprimo sollecitato dalla lettura dell'ultimo testo. Quattro anni fa ho proposto, per la " Bozza di Manifesto ", la "struttura maieutica" come chiave di lettura. Ora dopo più matura riflessione, quella proposta mi appare riduttiva. Avverto anche i limiti degli studi finora compiuti sul problema.Per comprendere meglio il valore ed il significato della " struttura maieutica " in tutta la sua complessità, serve il contributo di varie discipline. Il contributo dato finora dalla pedagogia per la conoscenza di " Danilo Dolci Educatore " rimane prezioso, ma non basta e spinge ad allargare il campo della ricerca ad altre prospettive, ad incominciare da quella filosofica.

Dunque, oltre la PEDAGOGIA DELLA " NUOVA MAIEUTICA ", si cominci a studiare LA FILOSOFIA DELLA " NUOVA MAIEUTICA ". il richiamo della maieutica antica, socratico-platonica, negli anni scorsi è stato doveroso è necessario. Ma ora va ridimensionato. Continuare a richiamare la maieutica antica rischia di frenare la ricerca nostra -e di chi interessato si avvicina- sulla " nuova maieutica " che ora vedo meglio nella sua novità e diversità.

Dobbiamo considerare, tra l'altro, l'opera di Danilo, per punto di vista della scienza del complessità, per rendere effettiva la valorizzazione di ogni creatura, del mondo.

Rivive e risuona nell'opera di Dolci l'antica domanda delle "Teetèto" platonico: " Che cos'è conoscenza? ". La crisi della modernità e essenzialmente crisi di cultura e di conoscenza. C'è bisogno che la nuova scienza valorizzi il più possibile le scoperta del passato (e quanto è stato dimenticato o è rimasto nascosto) la " maieutica coi morti ". E c'è bisogno dell'apporto delle singole scienze, nella nuova unità del sapere. Vedo Danilo come inserito nel processo del formarsi della nuova scienza dell'evoluzione, ricercata è sperimentata nel laboratorio della vita, attento a concretare gli strumenti per la salute e la vita del mondo, per il futuro non solo del genere umano.

Qui si presenta una grande difficoltà: è possibile, e come, conciliare le esigenze dell'unità del sapere con le esigenze della specializzazione? L'uomo planetario prefigurato da Danilo è esempio e testimonianza del nuovo modo di sapere.

Ma dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che quotidianamente sperimentiamo il limite della nostra capacità di attuare questa prospettiva. Così come ci rimane arduo coniugare l'esigenza della semplicità con quella della complessità.

Difficile rimane non solo cambiare i rapporti tra gli uomini, tra gli uomini, i popoli e la natura, ma anche il rapporto tra i molteplici rami del sapere. È difficile rimane coniugare coerentemente il conoscere col vivere.

Rifugio Sapienza, sull'Etna, 27 luglio 1995

 


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