Laurea honoris causa
a Danilo Dolci


Il 13 maggio 1996 Danilo Dolci, assieme a Bianca Pitzorno e Bertrand Schwartz, ha ricevuto dall'Università di Bologna La laurea honoris causa in Scienze dell'Educazione, per il suo impegno nel campo delle problematiche educative, connesse ai bisogni della nostra epoca, e, in particolare, «per avere dedicato la sua vita e la sua attività non violenta a favore dei diseredati e degli oppressi, dei disoccupati e di tutti coloro che nella società moderna "non hanno voce "».
La Rivista si é occupata di Dolci nel n. 5-6 di quest'anno (v. A. Mangano, Evoluzione e struttura maieutica in D. Dolci), ma anche in annate precedenti, pubblicando scritti dello stesso Dolci (u. n. 5-6, 1993; n. 3, 1995) e su di lui (vedi per limitarci agli anni '90, il contributo T.R. Morgante; n.5-6, 1993 e di Mangano, n°2,  1994).
Fin dagli anni '50 Dolci si oppone energicamente alle degenerazioni oppressive", violente, della modernità e della democrazia, alla collusione mafia-politica (a lui si deve la prima denuncia documentata di  tale collusione che  sia stata presentata in Italia all'Antimafia: v. Morgante n° 5-6, 1993, cit.). Egli rifiuta l'azione passivizzante e il dominio delle menti nella società attuale  tramite i mass-media (v, tra l'altro Comunicare legge della vita, Lacaita 1993, scritto in  collaborazione con Chomsky, Freire, Habermas e alti); denuncia la repressione di bisogni umani profondi (tra cui la creatività, la comunicazione, la ricerca, il pensiero critico) che si verifica di solito nell'apprendimento scolastico, cogliendola a molte patologie della nostra epoca, tra cui il disagio giovanile.
L'opera di Dolci non è soltanto critica e oppositiva verso le involuzioni autoritarie e le segmentazioni della Modernità, ma s'inserisce positivamente nella crisi della cultura moderna. Col suo pensiero e con la sua opera, attenti all'interdipendenza esistente nella realtà umana e naturale, e tra questi due  ambiti di realtà, Dolci anticipa alcuni tratti fondamentali della epistemologia della complessità e della nuova scienza dell'evoluzione.
Nel  conferimento della Laurea honoris causa, l'Università di Bologna ha inteso certo sottolineare, tra l'altro, la necessità di una verifica critica della sua proposta educativa, a partire dalla costruzione di alternative a!la lezione frontale, anche nella didattica universitaria.
Nel complimentarci con lui, per questo meritato riconoscimento, pubblichiamo la breve e inusuale "prolusione" che egli ha letto a Bologna il 13 maggio del '96.

Di solito non faccio prolusioni ma domande. Oggi parlo, ma spero nel futuro mi invitiate con voi in seminari in cui anch'io possa ascoltare.
Psicologi, psichiatri e neurologi constatano che, soprattutto nelle zone della modernità metropolitano-industriale, si esiste in uno stato confusionale, confusionale proprio in senso medico.
Come e possibile diagnosticare uno "stato confusionale"? Osservando in quale modo ci si comporta, e in quale ci si esprime. Guardando 1'agire, i fatti, quando emerge una difficoltà come si comportano le persone
sane? Cercando di identificare il problema (che significa originariamente proposta), per poterlo risolvere. - Come invece si comporta il neurotico (persona, gruppo o popolo)? Si scaglia contro la difficoltà – pur se  rappresentata da persone, gruppi, popoli – per eliminarla, talora distruggendosi. La guerra e un fenomeno neurotico.
E quanto alle parole, avrete notato come in molte lingue non si sa distinguere potere da dominio. Molti raccomandano di non mescolarsi al potere, di stare lontani dal potere, non riconoscendo che la democrazia e radicata nella necessità che ognuno possa esprimere il proprio potere. Il dominio è la più grave malattia del potere,sovente un virus. Non e solo questione filologica. E' mai possibile far crescere una democrazia finché si confonde nel mondo,.potere con dominio?
Un'altra chiave per diagnosticare questo stato confusionale e il fatto di non saper distinguere trasmettere da comunicare, pratica da esperienza (E' ormai documentato che nella modernità metropolitano-industriale non solo 1'esperienza si sta atrofizzando ma anche il concetto stesso di esperienza).
Chi dice che il comunicare consiste nel trasferirsi di un messaggio da un destinatore a un destinatario è affetto da stato confusionale, pur se accademico. Questa è solo una insufficiente definizione di trasmissione. Anche i bambini sanno riconoscerlo. Il comunicare richiede che tra due n più persone ognuno sia creativo nell'ascoltare-interpretare come nell'esprimersi, non solo verbalmente.
Non esiste, né può esistere, alcuna comunicazione di massa: la pasta o la sabbia non comunicano. Soltanto gli organismi, al più alto livello di impegno, possono riuscirci. Al proposito, con Chomsky, Paulo Freire, Habermas e Mario Luzi abbiamo curato un libro che nel prossimo anno sarà edito in una ventina di lingue.

Quando il rapporto fra una persona e altre e esclusivamente e continuamente unidirezionale, a poco a poco diviene violento, castrando ognuno – individuo o gruppo – della propria creatività. Così avviene ovunque manchi 1'educatore autentico che favorisca il comunicare, dunque la crescita.
La norma in cui esistiamo (non solo nella scuola trasmissiva e nella fabbrica, ma in ogni monopolio autoritario) perlopiù è malata, ci riduce, mutila. Oltre all'aumento dei suicidi espliciti, assistiamo e partecipiamo a mutilazioni invisibili, a inconsci suicidi di massa. Prigionieri di circoli viziosi ci assuefiamo ogni giorno a suicidarci.
Per il mondo, essenziale nel futuro sarà come valorizzare ognuno attraverso maieutiche strutture a diversi livelli, riguardando dalle evolutive prospettive della scienza della complessità. Essenziale problema è riuscire a concepire strutture maieutiche di reciproca valorizzazione in cui tutti, i più semplici e i più tecnici, possano apprendere a comunicare e a organizzarsi.  Ma per chiarire questo occorrerà reincontrarci e meditare insieme.

Stato confusionale
ci significa deperimento pure biologico fino al rischio dell'autodistruzione.
Questa Laurea Honoris Causa non riguarda tanto Danilo Dolci, o svariate scuole che da anni, in Italia e già operano attraverso strutture comunicative maieutiche. Questa Laurea si enuncia nuovo fronte della stessa Università che, dal primitivo mondo della ruota e della freccia, dal mondo dei tamburi, dei trombetti e delle inoculazioni pur elettroniche, dal mondo dei rapporti sistematicamente sbagliati, dalla norma insana, vuole pervenire concretamente alla civiltà del conflitto nonviolento creativo: alla civiltà del dialogo tra persone e genti che imparino a sperimentare creative. Cosi ho capito.


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