Il ricordo di Goffredo Fofi:

 'Scioperi alla rovescia' al fianco dei disoccupati

di Laura Anello


'Gli anni passati insieme hanno condizionato tutte le mie scelte'


PALERMO. (lan) Era l'estate del '55 quando, appena diciottenne, lesse un articolo sulle imprese di Danilo Dolci a Partinico: le battaglie a fianco dei disoccupati, gli 'scioperi alla rovescia', l'antimafia fatta di un pacifismo gandhiano ancora sconosciuto in Italia. Goffredo Fofi _ sociologo, intellettuale, critico cinematografico _ non perse tempo a far fagotto, a lasciarsi alle spalle le mura antiche della sua Gubbio per piombare tra i campi arsi di una Sicilia arcaica e poverissima. 'Ho vissuto tra Palermo e Spinesante di Partinico fino al '59 _ racconta adesso _ un'esperienza che ha determinato tutte le scelte della mia vita'. Che cosa ricorda di quegli anni? 'In Sicilia venni in contatto con la malattia, la morte, il dolore. Girammo in lungo e in largo tutta l'Isola per parlare con centinaia di persone: contadini, disoccupati. C'era una povertà disperante e noi stavamo come la gente del luogo, condividendo la stessa vita'. A Partinico dove vivevate? 'In una casa nel quartiere Spinesante, affittata da Danilo a un prezzo bassissimo, perché, secondo la gente del paese, era abitata dagli spiriti'. E i fantasmi, lei li vide? 'Mai, ma successe di peggio: nel vicolo su cui sporgeva la casa c'era un pozzo da cui tirarono fuori due morti ammazzati dalla mafia. La Sicilia di allora era così...' In quella Sicilia come lottavate? 'Ricordo gli "scioperi alla rovescia" con i disoccupati. Se per chi ha un lavoro, sciopero vuol dire astensione da ogni attività, per chi non ce l'ha significa lavorare. Così un giorno andammo ad asfaltare una strada dissestata, un'azione considerata di disobbedienza civile. Arrivò la polizia, fummo arrestati tutti'. Come finì? 'Ci fu il processo, ricordo ancora quell'aula di tribunale a palazzo Steri: Danilo fece qualche mese di carcere insieme ai contadini; io, minorenne, me la cavai con un foglio di via. Fui ritenuto colpevole di "avere insegnato senza percepire regolare stipendio". Quello che oggi si chiama volontariato'. Lei è uno dei discepoli che poi si staccò dal maestro... 'Sì, alla fine degli anni '60 entrai in contrasto con lui, una rottura che durò fino a un mese e mezzo fa, quando lo incontrai di nuovo. E parlammo, tanto'. Su cosa non eravate d'accordo? 'Su come affrontare le grandi trasformazioni dell'Italia di allora, lo sviluppo repentino, l'emigrazione. Io andai a Torino, a lavorare con gli operai del Sud, lui restò in Sicilia, come prima'. E chi aveva ragione? 'Non si può dire: i cambiamenti furono un turbine che ci travolse tutti. E la società mutò così rapidamente che adesso è impossibile dire di chi fu il merito, o la colpa'.

 


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