Danilo Dolci, educatore e costruttore di società civile

di Vito La Fata


Danilo Dolci è stato una delle figure più importanti di quest’ultimo secolo per il suo impegno politico, sociale e culturale. Le sue battaglie non violente insieme ai contadini e ai pescatori siciliani, sin dagli anni ‘50, per ottenere acqua, fognature strade, lavoro, scolarizzazione, sono la prova di come sia possibile valorizzare e cambiare un territorio sottraendo anche le “leve” al ricatto mafioso.Il suo impegno come educatore negli ultimi anni della sua vita, inoltre, ha contribuito alla nascita di una nuova cultura - all’insegna della complessità, dell’evoluzione, della non

violenza  - che è necessaria per arginare le forze pericolosamente operanti in direzione opposta. “Sapere concretare l’utopia richiede, col denunciare, un annunciare capace di lottare e costruire frontiere che valorizzino ognuno…” (D.D. La struttura maieutica e l’evolverci. Firenze, La Nuova Italia, 1996).

 “D. Dolci non è stato solo un uomo d’azione, un “missionario” che ha lottato, decisamente pagando di persona, a favore dell’umanità negata a vasti settori di popolazione, nella civiltà “moderna”. Non è stato un uomo d’azione cui rimane estranea l’organicità e l’acume del pensare. Egli è piuttosto un intellettuale nuovo, che non   vive a tavolino, che non si alimenta esclusivamente alla “spremuta di libri”. In lui il pensare e il fare non si collocano fra loro in un rapporto di “linearità”, per cui, ad es. il secondo costituisce l’applicazione del primo.” (Antonino Mangano, Attualità del pensiero e dell’opera di Danilo Dolci). Danilo Dolci è soprattutto un costruttore di società civile, un uomo che ha saputo far crescere nella coscienza collettiva la voglia di cambiare, la speranza che anche in Sicilia è possibile trovare “le leve del cambiamento” cioè le potenzialità per un democratico riscatto sociale.
Inizieremo la nostra conversazione, all’interno di questa rubrica, descrivendo il metodo che ha accompagnato tutto il pensiero e l’opera di Danilo Dolci: la maieutica.

 Questo metodo ha sempre contraddistinto l’esperienza di sensibilizzazione e valorizzazione delle risorse umane operata da Danilo Dolci. Esso nasce con le autoanalisi popolari (metodo sociologico utilizzato per analizzare i problemi della gente) e si evolve negli anni in vera metodologia educativa e politica: Metodo strutturale maieutico. Il metodo strutturale maieutico presuppone infatti la reciprocità della comunicazione, la discussione dei problemi dal basso per trovarne una soluzione democratica. Ma esso è anche metodo educativo da applicare nelle scuole. La sperimentazione fatta nella scuola di Mirto, fondata dal Centro Studi e Iniziative, ha avuto appunto come uno dei suoi principali fondamenti educativi il Metodo strutturale maieutico.
L’approccio strutturale maieutico è un processo educativo volontario: l’individuo, attraverso un’azione incentivante e motivante dell’educatore scopre le proprie potenzialità, matura all’interno di un situazione comunicativa dove sono valorizzati nel gruppo i rapporti diretti, reciproci caratterizzati dalla fiducia “nell’altro” e attraverso il metodo della parola presa a turno. Danilo Dolci meglio di qualsiasi altro ha saputo proporre un metodo (Metodo Strutturale Maieutico) capace di educare e non insegnare, comunicare e non trasmettere, dialogare e non chiacchierare. Il suo metodo s’inserisce perfettamente nel filone delle nuove esigenze educative che negli ultimi anni si affermano sempre di più e che cercano di dare un’alternativa ad una scuola ancorata ancora all’unidirezionalità del messaggio formativo e all’incapacità di gestire le diversità individuali che un gruppo (classe, squadra) inevitabilmente presenta.

 “Nel dialogo maieutico, essenziale è che il rispondere esaudisca il chiedere, talora pure con impulsi nuovi che ancora approfondiscano il cercare focalizzandolo. Quando l’interrogare più si amplifica da ciascuno a ciascuno, le sorgenti vitali si strutturano - crescono - più complesse. Non è vero che chi domanda ignora del tutto la materia: interrogare è anche scienza e arte. Né risposte più valide risultano le già attese, ma quelle che illuminano l’essenza generale dei problemi. Non persuadere importa, ma scoprire nel suscitare dell’inseminare. Non è affatto sterile il maieuta. Della maieutica essenziale è pure l’inseminare: co-feconda, operando sul maschio e sulla femmina, sull’anima e sul corpo. Interrogare è anche l’introdursi in un grembo in attesa, a fecondarlo fecondandosi: nasce da ognuno una creatura nuova, che senza presunzione favorisce il crescere di ognuno. Non per caso conoscere significa, in ebraico, amplesso, accoppiamento. La memoria necessita e non basta alla poesia, incanto senza mito: nel dinamismo dell’innamorarsi l’interesse si amplia, ed il recondito inizia a palpitarci, invenzione d’amore. La parola non basta. Pure dagli occhi una carezza suscita, ascoltando. Il dialogare tende a unificare: non solo le ragioni.
Dall’incontro di menti differenti, nel maieutico unirsi, non a caso emerge la creatività pulsante, frutto di fecondante combinarsi. E un noto proverbio russo afferma: solo quanto è discusso, si comprende. Quanti secoli passeranno prima che il modo intenda come il comunicare più si amplia a variate verifiche, e più matura il vero?>” Danilo Dolci.

 Le parole di Danilo Dolci meglio interpretano il processo educativo del metodo strutturale maieutico. L’autore con queste parole vuole sottolineare l’importanza della comunicazione reciproca e pluridirezionale come metodo per educare e educarsi, come strumento per decidere insieme e valorizzare ciascun individuo come componente essenziale del gruppo. Ognuno, attraverso l’azione incentivante del conduttore, diviene consapevole delle proprie potenzialità, prende coscienza della propria soggettività come parte integrante del processo di scelta. L’apprendimento si realizza all’interno del gruppo nella sintonia dei partecipanti. Compito dell’educatore è di creare le condizioni affinché il gruppo maturi armonicamente e unitariamente. All’interno del gruppo ognuno ha il diritto di parlare: a turno si prende la parola e si esprime quello che si pensa. Una comunicazione democratica, quindi, dove tutti hanno diritto di parola, in un contesto di reciproca fiducia. 
L’approccio educativo utilizzato propone un costante lavoro di gruppo monitorato da un esperto conduttore. L’approccio strutturale maieutico prevede, infatti, un processo di crescita/apprendimento collettivo attraverso un continuo chiedere e domandarsi da parte del conduttore sulla base di argomenti precedentemente selezionati. Questo tipo di lavoro di gruppo si realizza quindi in processi di dialogo/comunicazione. Queste modalità di interazione consentono di apprendere nel gruppo tramite l’incontro con l’altro: nel confronto comunitario l’individuo scopre la diversità dell’agire soggettivo, impara a capire le motivazioni altrui. È un approccio pedagogico che non si sposa con la manualistica ufficiale ma sicuramente è caratterizzato da una positiva innovatività. 

Danilo Dolci comunque nel proporre il Metodo Strutturale Maieutico ha tenuto conto sicuramente di apporti teorici proposti da personalità non certo indifferenti alla storia del pensiero contemporaneo: Ghandi, Russel, Galthung, Montessori, Piaget e nell’ultimo periodo Habermas riproponendo “l’agire comunicativo come fondamento democratico” anche come momento essenziale in un processo di formazione-crescita.

 


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